Bottega Veneta presenta Winter 2026, la seconda collezione firmata da Louise Trotter, costruita intorno a struttura, morbidezza e volume in movimento.
Bottega Veneta per Winter 2026 e porta l’attenzione sulla distanza dello sguardo: quella che permette di leggere una silhouette nel suo insieme e quella ravvicinata, capace di cogliere il lavoro della mano. La nuova collezione segna il secondo capitolo di Louise Trotter alla direzione creativa della Maison. Milano costituisce il riferimento della stagione, con una rilettura degli archetipi classici del daywear attraverso linee precise e dettagli teatrali. Affiorano immagini familiari, dalla borsetta da sera della nonna alla scarpa consumata del padre, mentre l’abito assume anche una dimensione collettiva, legata alla vita della città e ai suoi luoghi.
Bottega Veneta Winter 2026, struttura e morbidezza

La costruzione di Winter 2026 procede per equilibri. Struttura e morbidezza definiscono la collezione, insieme al rapporto fra volume in movimento e attenzione al dettaglio eseguito a mano. La prospettiva cambia continuamente: dalla visione complessiva del look alla materia osservata da vicino, dalla presenza scenica del corpo alla precisione del gesto artigianale. Il percorso attraversa intimità e performance, due dimensioni che Bottega Veneta riunisce attraverso forme capaci di acquistare carattere nel movimento. Il riferimento a Ruskin acquista così una funzione precisa: ogni distanza offre una diversa lettura della collezione, modificando la percezione delle proporzioni e dei particolari.
Otto fotografi raccontano Bottega Veneta
A questa idea dello sguardo è dedicato anche il progetto fotografico sviluppato intorno alla collezione. Per otto giorni di febbraio, otto fotografi hanno interpretato Winter 2026 attraverso prospettive personali, componendo un ritratto collettivo. Chris Rhodes, Cristina Stohle, James Ari King, Kira Bunse, Nicole Maria Winkler, Piotr Niepsuj, Rosie Harriet Ellis e Sam Penn firmano le immagini del progetto. La pluralità degli autori moltiplica i punti di osservazione e restituisce la collezione attraverso sensibilità differenti, mantenendo al centro gli elementi indicati dalla Maison: struttura, morbidezza, volume, movimento e lavoro manuale.
Zine 002 porta la collezione fuori dalla passerella

Il lavoro confluisce in Zine 002, pubblicazione che documenta il processo e le fonti d’ispirazione della stagione dentro e fuori dalla passerella. La fotografia diventa così parte del racconto di Winter 2026 e amplia la lettura degli abiti oltre il momento dello show. La scelta di affidare la collezione a otto autori rafforza anche il tema del collettivo, centrale nel progetto. Bottega Veneta descrive infatti Winter 2026 come un’espressione nata dalla collaborazione di cuore, mente e mano, facendo della pluralità un elemento della presentazione stessa.
Bottega Veneta porta Winter 2026 a Palazzo San Fedele

La presentazione trova spazio a Palazzo San Fedele, nuovo headquarter milanese di Bottega Veneta. Tappeti rossi, luci soffuse e colonne laccate costruiscono l’ambiente dello show, insieme a 421 Chairs, installazione di sedute del designer britannico Max Lamb. La cornice concentra l’attenzione sul rapporto fra individuo e comunità già evocato dalla collezione. Winter 2026 osserva il modo di vestire come gesto personale e condiviso, legato alla quotidianità milanese e ai suoi rituali: l’opera, il teatro, la piazza. Louise Trotter porta così il suo secondo progetto per Bottega Veneta verso una dimensione corale, dove abiti, fotografia e spazio concorrono alla costruzione dello stesso racconto.
Immagini courtesy Bottega Veneta
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