Gesti eleganti e foglie preziose compongono la tradizionale cerimonia del tè cinese che si consuma nei salotti più raffinati di Pechino.
C’è un momento in cui il tempo sembra sospendersi, un istante perfetto che si dissolve tra il vapore sottile di una tazza e il silenzio ovattato di una suite incastonata tra le vie di una delle città più antiche del mondo. Al Mandarin Oriental Qianmen di Pechino, la cerimonia del tè è un viaggio sensoriale, ponte tra natura e spirito, oltre che arte raffinata, con radici nella filosofia cinese.
Cerimonia del tè: il respiro della tradizione
Chi vuole approfondire riti e usanze legate all’antica cerimonia del tè, può ritirarsi nella propria suite e godere del racconto di esperti. L’esperienza ha inizio con un gesto di rispetto. Prima di versare il tè, l’acqua calda viene fatta scorrere sulle foglie per risvegliarle dal loro riposo, liberandone i primi effluvi. Poi, con movimenti precisi e misurati, il liquore dorato viene versato nelle tazzine riscaldate, riempiendole solo per il settanta percento. Il restante trenta è un gesto di riguardo verso chi berrà, uno spazio simbolico e un invito alla lentezza.
A guidare la cerimonia è Zishan, esperta di tè (laureata in questa disciplina all’università) e responsabile del tea making dell’hotel, che con una grazia naturale racconta segreti e simbologie legate a ogni utensile. Il tappo della teiera rappresenta il cielo, la tazza l’essere umano e il piattino la terra: il liquido diventa così un filo invisibile che connette questi tre elementi, armonizzandoli in un unico sorso.
Un viaggio attraverso le stagioni del tè
Ogni stagione ha il suo tè, così come ogni stato d’animo trova conforto in una diversa infusione. In primavera, quando i pensieri si fanno malinconici, si prediligono tè floreali e fruttati; in estate il tè verde rinfresca e placa il calore, mentre in autunno l’Oolong avvolge come un tessuto caldo. L’inverno, infine, si veste di nero. Il black tea scalda e dona energia, spesso impreziosito da un petalo di rosa che ne accentua la morbidezza.
Tra le varietà degustate, l’Oolong emerge per la sua versatilità. Il suo aroma si modella con le ripetute infusioni, fino a dieci volte con le stesse foglie, svelando ogni volta un carattere nuovo. Il Wild Lapsang, a sorpresa, non porta con sé l’affumicatura tipica del genere, rivelandosi un compagno perfetto per la sera, conciliando il sonno senza appesantire. Più intenso è il JinJunMei, un black tea dalle foglie piccole e selezionate, dolce e pregiato, capace di evocare il calore profondo della terra.
Il sapore dell’equilibrio
Accanto al tè, un piccolo biscotto di zucca con semi di zucca accompagna la degustazione, un boccone che esalta la rotondità del liquore e ne mitiga l’intensità. Per chi beve troppo tè e si sente sopraffatto dall’effetto della caffeina — quella sensazione eterea chiamata “tea drunk” — una dolcezza come l’osmanto cake riporta l’equilibrio.
La temperatura dell’acqua è una variabile fondamentale: nel black tea, un calore eccessivo rischia di soffocarne gli aromi, così l’acqua viene versata da una teiera all’altra, raffreddandosi di due gradi a ogni passaggio. Anche la forma della tazza influisce sulla percezione del sapore. Una coppa tonda esalta la morbidezza del gusto, mentre una più stretta e alta concentra l’intensità dell’aroma floreale.
Cerimonia del tè, un rito che attraversa il tempo
Mentre il liquore dorato scivola lento nella tazza, Zishan si muove con la grazia di chi custodisce una tradizione millenaria. Indossa un abito rosso della dinastia Qing, decorato con raffinati dettagli che parlano di un passato ancora vivo. Ogni gesto, ogni pausa, ogni respiro racconta la storia di un popolo che ha fatto del tè una filosofia di vita.
E così, nel silenzio ovattato della suite, lontano dal fragore delle strade di Pechino, si assapora non solo un infuso, ma un’idea di equilibrio e bellezza. Un momento di rara, autentica armonia.
Immagini courtesy Mandarin Oriental Qianmen
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