L’architetto e interior designer francese Edgar Jayet dà forma ad arredi che esprimono una poetica densa di suggestioni, pensieri e riflessioni sull’io.
Nello studio delle lingue, accade spesso che le parole intraducibili siano anche le più affascinanti. Per comprenderle ci si affida a un intuito sottile, a una saggezza viscerale spesso assopita, e il loro fascino sta proprio lì, in quel modo di trasportarci nelle nostre profondità. Unheimlichkeit, termine tedesco proveniente da unheimlich – spiacevole, inquietante, talvolta spaventoso – è tra queste. Freud lo descriveva come quella sensazione di non sentirsi al sicuro in situazioni familiari, a casa. È curioso, se non interessante, che Edgar Jayet, giovane e promettente designer francese con studi a Venezia e Parigi, abbia deciso di dare proprio questo nome a una collezione di arredi.
Unheimlichkeit, la collezione manifesto di Edgar Jayet
Unheimlichkeit è la linea di sgabelli, poltroncine e paraventi autoportanti che è manifesto di un’estetica precisa: rigorosa eppure rotonda e materica, essenziale ma non lineare. Su di lei aleggia quel velo d’ombra evocato dall’unheimlich, un lieve tremore inesprimibile. “Questa collezione ci ricorda che anche un oggetto può parlare al nostro essere interiore. Il mio desiderio è quello di immaginare l’arredo come vettore di pensiero, storia e tecnica”, spiega Jayet. Un’intenzione puntuale, la sua, che si manifesta anche in altre creazioni capaci di suscitare sentimenti contrastanti, di far incontrare gli opposti – gli stessi che si annidano nell’anima – tratteggiando una bellezza intelligente, che nasce dalla conoscenza delle potenzialità della materia e da un approccio artigianale colto e sapiente.
La Bouillotte, il dialogo tra luce e ombra
Ne è esempio la serie di lampade La Bouillotte, sviluppata per la maison Delisle, il più antico produttore di lampadari in Francia. Qui, Jayet ha spogliato di fronzoli decorativi l’iconografia classica dei lampadari per creare elementi luminosi dalle sagome filiformi. Anche in questo caso, come in Unheimlichkeit, il buio dialoga con la luce, l’essenzialità con la maestosità. Convinto che la creazione contemporanea non possa essere concepita indipendentemente dal suo passato, Edgar Jayet immerge i suoi oggetti in bolle atemporali dove epoche diverse convivono.
Così, a ospitare il lancio della collezione La Bouillotte sono stati gli interni sfarzosi del Castello di Chantilly, residenza storica situata alle porte di Parigi. In un’ambientazione scenografica, tra dipinti e mobili settecenteschi, le lampade di La Bouillotte hanno racchiuso la filosofia progettuale di Edgar Jayet: psicologica e finemente intellettuale, capace di fluttuare tra presente e passato con sguardo nostalgico. Una filosofia in cui ritrovarsi, non senza turbamenti.
Articolo tratto dal numero primaverile di Robb Report Italia
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