Ispirato a un orologio del XIX secolo restaurato, il segnatempo UR-10 Spacemeter di Urwerk presenta tre contatori che tengono traccia del tempo e delle distanze tra corpi celesti.
Quando i collezionisti più esperti pensano a Urwerk, la manifattura indipendente fondata da Felix Baumgartner e Martin Frei nel 1997, la cosa che viene loro subito in mente è la complicazione delle ore satellitari (o vaganti). Sviluppato nel XVII secolo, il sistema visualizza l’ora mediante un disco orbitante (o più dischi) che indica le ore e punta ai minuti lungo un arco disposto alla periferia del quadrante.
L’estetica sportiva nasconde una funzione inedita
Sebbene questa complicazione sia oggi una firma di Urwerk, la maison ginevrina ha molte altre soluzioni orologiere nel proprio repertorio. A dimostrarlo è il nuovissimo UR-10 Spacemeter (da 94.000 euro). Con il bracciale integrato e le lancette piuttosto convenzionali, a una prima occhiata appare come un orologio sportivo di lusso. Un’analisi più attenta dei tre contatori, così come l’assenza di pulsanti, rivela rapidamente che non si tratta di un cronografo tradizionale, bensì di un misuratore orbitale delle distanze.
La complicazione astronomica dell’UR-10 Spacemeter
Ispirato a un orologio del XIX secolo che il padre orologiaio di Baumgartner, Gérard, restaurò, lo Spacemeter è una complicazione astronomica in miniatura e monitora le distanze percorse da diversi corpi celesti. Il contatore a ore due misura ogni 10 chilometri percorsi dalla Terra nella sua rotazione quotidiana, con incrementi di 500 metri, mentre quello a ore quattro traccia ogni 1.000 chilometri dello spostamento del Sole, calibrato in passi da 20 chilometri. Infine, a ore nove, si trova un contatore denominato Orbit, che combina queste due traiettorie in un unico totalizzatore, misurando ogni 1.000 chilometri della rotazione terrestre e ogni 64.000 chilometri dell’orbita solare su scale sincronizzate blu e bianche. Capovolgendo l’orologio, si trova una scala delle 24 ore, oltre alle indicazioni della rotazione e della rivoluzione della Terra su un periodo di 24 ore.
Il significato concettuale dell’UR-10 Spacemeter

Chi si domanda quale possa essere l’utilità concreta di queste informazioni, probabilmente sta riflettendo troppo. Dopotutto nel 2025 la maggior parte degli orologi meccanici rappresenta un’appendice vestigiale di un’epoca tecnologica sempre più distante. Sospendendo per un momento l’incredulità, la bellezza dell’UR-10 Spacemeter (disponibile in edizione limitata di 25 esemplari con quadrante in titanio e 25 con quadrante nero) restituisce una visione più ampia. “Il cambiamento si manifesta perché ci muoviamo — nello spazio, nei momenti, nell’esistenza”, ha raccontato Frei a Robb Report. “Nella sua coreografia meccanica, l’UR-10 ricorda che il tempo non è qualcosa che si osserva. È qualcosa che si abita”.
Articolo di Robbreport.com
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