Una famiglia con base a Milano ha realizzato lo chalet svizzero dei propri sogni, dando priorità a interni minimalisti e inondati di luce.
Fin da quando era bambina, Emanuela Bozzi de Brabant frequenta l’Engadina, una valle delle Alpi svizzere orientali. A meno di tre ore d’auto dalla sua base milanese, è il luogo dove ha imparato a sciare e dove i suoi genitori hanno posseduto diverse abitazioni nel corso degli anni. Così, quando lei e il marito, Matteo de Brabant, hanno iniziato a trascorrervi periodi sia in inverno sia in estate insieme ai quattro figli, non hanno ritenuto necessario acquistare una proprietà propria: soggiornavano semplicemente dai familiari.
La nascita del rifugio di famiglia

Con la crescita dei figli (oggi di età compresa tra i 12 e i 23 anni) la coppia ha però deciso che fosse più sensato acquistare un rifugio nel loro “luogo preferito”, come Bozzi de Brabant ama definirlo. Quando nel 2018 la Svizzera ha reso più agevole per gli stranieri l’acquisto di immobili, l’occasione è stata colta senza esitazioni. I coniugi hanno acquistato una casa datata nel centro del villaggio di Celerina, un’area storica appena a nord della più mondana St. Moritz. Nei primi anni l’abitazione è stata vissuta così com’era, arredi originali compresi. Parallelamente, è stato coinvolto l’amico di lunga data Matteo Tartufoli, architetto e cofondatore dello studio milanese M2P Studio, con l’obiettivo di ripensare completamente la residenza di villeggiatura. Lo studio è noto sia per restauri filologici sia per nuove costruzioni.
Demolizione e ricostruzione dello chalet svizzero
Inizialmente, i de Brabant hanno valutato se ristrutturare mantenendo la struttura originaria oppure demolire e ricostruire da zero. La scelta è ricaduta sulla seconda opzione, considerato che entrambe avrebbero comportato costi analoghi. Tuttavia, anziché immaginare semplicemente uno chalet contemporaneo insieme a Tartufoli, Bozzi de Brabant e il marito hanno deciso di creare una residenza profondamente radicata nel contesto. In continuità con le abitazioni storiche che punteggiano il paesaggio engadinese.
L’influenza di Hans-Jörg Ruch sullo chalet svizzero contemporaneo

Bozzi de Brabant e Tartufoli hanno dedicato tempo allo studio dell’architettura locale, individuando elementi ricorrenti. Come le pareti leggermente inclinate (utili a favorire lo scivolamento della neve lungo la facciata) e le finestre di dimensioni contenute, anziché ampie superfici vetrate o terrazze. Tutte queste caratteristiche sono state integrate nel progetto. Tartufoli e il suo team hanno persino rilevato direttamente le misure degli edifici tradizionali della zona per ottenere proporzioni assolutamente corrette.
Una delle principali fonti di ispirazione per Bozzi de Brabant è stato il lavoro dell’architetto Hans-Jörg Ruch. Che è considerato una figura chiave nella definizione dell’estetica contemporanea dell’Engadina grazie ai suoi interventi di recupero su fattorie e case rurali. “Il pensiero dominante è stato quello di riproporre elementi tipici e tradizionali, affinché la casa potesse sembrare costruita duecento anni fa, pur essendo realizzata oggi”, afferma. “Mi piace dire che è una casa per sempre e da sempre”.
La realizzazione dello chalet e l’integrazione nel paesaggio alpino

Dopo due anni di progettazione e tre di cantiere, lo chalet è stato completato nell’aprile 2022. Il volume, di un bianco invernale, si fonde con il paesaggio alpino innevato, mentre listelli lignei applicati su alcune finestre dei piani superiori aggiungono profondità e richiamano il design delle stalle tradizionali della zona. Sia all’interno sia all’esterno, l’uso del legno è stato volutamente contenuto, poiché non rappresenta un elemento tipico dell’architettura engadinese. Una scelta che rende l’abitazione diversa da molti rifugi di montagna presenti in Svizzera e in Italia, come sottolinea Tartufoli. Un altro aspetto tradizionale su cui il team ha posto grande attenzione è lo sgraffito, tecnica ornamentale che prevede incisioni decorative sulle facciate, a incorniciare le finestre. M2P Studio ha collaborato con un artigiano anziano della valle e con il suo giovane socio portoghese per la realizzazione di questo intervento. I due “stanno realizzando lavori straordinari, i migliori di tutta la valle”, afferma Tartufoli con convinzione. Considerata l’importanza dello sgraffito, aggiunge, “sono tra i principali artefici dell’atmosfera complessiva dell’intero edificio”.
Gli interni dello chalet svizzero

All’interno, l’abitazione si sviluppa su quattro livelli per una superficie di circa 315 metri quadrati. La parte preferita della casa da Bozzi de Brabant è l’ingresso, caratterizzato dal pavimento in pietra risciù. Sebbene Tartufoli inizialmente avesse proposto un parquet più classico. Il risciù è una pietra tipicamente utilizzata all’esterno in Engadina; la proprietaria l’aveva vista impiegata al Muzeum Susch e alla fine è riuscita a reperire personalmente il materiale.
Del resto, pur avendo studiato economia e lavorando per Ita2030 (una società di consulenza pro bono a supporto delle organizzazioni non profit) Bozzi de Brabant ha curato direttamente la selezione di tutti gli interni. Insieme a qualche consiglio da parte di amici interior designer e dello stesso Tartufoli. Un lucernario illumina l’atrio dall’alto, mentre un’opera personalizzata raffigurante una mappa dell’Engadina, proveniente dai genitori, occupa un posto d’onore sulla consolle d’ingresso: osservando con attenzione, si può persino scorgere la piccola auto rossa di famiglia che percorre le strade.
Il camino come fulcro architettonico dello spazio living
Gran parte della distribuzione interna è rimasta invariata dal concept alla realizzazione, ma Bozzi de Brabant è stata convinta a rivedere la propria idea su un elemento di forte impatto del soggiorno principale: il camino. Collocato tra il salotto e la sala da pranzo, si presenta quasi come un’opera d’arte, con la canna fumaria che sembra sospesa sopra il focolare. “Ho sempre pensato che un camino dovesse stare addossato a una parete”, ricorda. “Ma in questo caso l’architetto mi ha convinta e spinta a realizzarlo al centro. Diceva che entrando, se si vede subito tutto, si scopre l’intera casa in un solo colpo d’occhio e si perde un po’ l’effetto sorpresa”.
Dal canto suo, Tartufoli ha apprezzato la possibilità di lavorare con committenti che hanno creduto nella sua visione, portando al contempo un’estetica elevata all’interno del progetto. “Metà dell’architettura sono i clienti, metà è l’architetto, sempre”, spiega. “In questa situazione specifica la famiglia è stata straordinaria: si fidano. ‘Va bene, ci fidiamo di te. Lavoriamo insieme, ma ci fidiamo’”.
Altri dettagli ed elementi di pregio dello chalet svizzero

Tra gli altri elementi di pregio del piano principale figurano la cucina su misura, elegante e minimalista, in finitura nero opaco di Boffi (anch’essa ispirata a una visita a Susch) e la lampada scultorea in tessuto sospesa sopra il tavolo da pranzo. Individuata da Bozzi de Brabant presso la galleria milanese Rossana Orlandi.
Salendo verso l’ultimo piano si trovano cinque delle sette camere da letto e quattro dei sei bagni. La scala appare inizialmente piuttosto tradizionale, con le prime due rampe realizzate in legno. La parte superiore, invece, è costruita con pannelli in rete metallica, che consentono alla luce di filtrare dall’alto fino al piano principale. Bozzi de Brabant desiderava infondere all’intera abitazione questa sensazione di calore, e il motivo del lucernario ritorna, per esempio, anche all’interno della doccia di uno dei bagni.
Spazi conviviali, benessere e aree dedicate al tempo libero

L’estetica riflette pienamente il gusto di Bozzi de Brabant. Il marito, fondatore di un’azienda specializzata nella trasformazione dei dati e dell’intelligenza artificiale, predilige in particolare i livelli inferiori, perché è lì che si concentra la parte più conviviale. Archi (un altro motivo ricorrente) incorniciano una sauna e una piccola piscina coperta.
Per proteggere quest’ultima dalla strada esterna, sono stati piantati fiori e vegetazione varia, creando un piccolo giardino schermante dall’aspetto boschivo, che fiorisce in primavera e in estate. Accanto alla piscina si trova una sala biliardo o sala da ballo, come viene definita, poiché si trasforma anche in spazio per feste. Il pavimento è realizzato nella stessa pietra dell’ingresso, ma in un formato di dimensioni maggiori.
Materiali naturali e arredi su misura

Come per le pavimentazioni, la proprietaria ha riservato un’attenzione estrema alla matericità lungo tutto il processo, privilegiando elementi naturali come la pietra e il legno. In collaborazione con il team di Tartufoli, sono stati progettati su misura anche gli armadi, realizzati in profumato cedro spagnolo, un’essenza da lei particolarmente amata. Una soluzione analoga è stata adottata, seppur con bambù giapponese, anche nella loro casa per le vacanze a Santa Margherita Ligure, sulla Riviera italiana.
I bagni hanno rappresentato un ulteriore lavoro condiviso, con Bozzi de Brabant e M2P Studio impegnati nella selezione delle diverse pietre utilizzate per i lavabi. Tartufoli e il suo studio non si occupano abitualmente di interior design, ma in questo caso si sono concessi un coinvolgimento più marcato del consueto. Mediando le proprie preferenze e competenze con i desideri di Bozzi de Brabant e della sua famiglia, “Siamo dei sarti”, spiega Tartufoli. “Offrire ai clienti ciò che desiderano costituisce una parte fondamentale del lavoro, così come individuare un equilibrio armonioso tra funzionalità ed estetica. Il giusto bilanciamento tra mente e cuore è per noi essenziale”, aggiunge.
Pareti artistiche e scelta consapevole degli arredi

Per lasciare spazio all’architettura e agli elementi integrati, Bozzi de Brabant ha adottato un approccio piuttosto misurato nella scelta di arredi e oggetti. Considera infatti le pareti interne come uno degli aspetti più artistici dell’intera abitazione. Le superfici riccamente dipinte rappresentano un altro tratto distintivo dell’Engadina e, per realizzarle, è stato incaricato un artista portoghese anziché un imbianchino tradizionale, ottenendo campiture materiche profonde e vibranti. “Dico sempre che ho speso di più per le pitture interne che per il resto della casa”, afferma sorridendo. Di conseguenza, le superfici non sono state eccessivamente arricchite con opere d’arte. “Ho investito molto sulle pareti: voglio vederle”.
Oggetti affettivi e opere d’arte nello chalet svizzero
Nonostante ciò, non mancano elementi dal forte valore affettivo, come un mobile antico nella sala da pranzo, regalo dei genitori per il cinquantesimo compleanno. Alcuni dipinti aggiungono vivaci accenti cromatici al soggiorno, tra cui una grande scena boschiva in blu realizzata dall’artista italiano Giovanni Frangi. La tonalità cobalto trova un richiamo anche all’esterno dell’abitazione, dove un lupo nello stesso colore intenso, opera del collettivo artistico italiano Cracking Art, veglia sul giardino. Tra gli inserimenti più recenti figurano due iconiche lampade a ventaglio di Ingo Maurer, una nella sala biliardo e una nella camera padronale. Acquisite da Bozzi de Brabant nel corso dell’ultimo anno circa.
Uno chalet svizzero vissuto tutto l’anno e condiviso con gli amici

La famiglia vive la casa durante tutto l’arco dell’anno e ha voluto che fosse altrettanto accogliente per gli ospiti. Ogni inverno la coppia organizza un fine settimana sugli sci per sedici amici di lunga data, sfruttando tutte le camere disponibili, e anche i figli ospitano incontri simili. Per Tartufoli questo aspetto è fondamentale: sapere che i clienti sono soddisfatti dello spazio creato per loro. Lui stesso, tuttavia, non prova sempre la medesima serenità.
“È molto severo con se stesso quando progetta”, racconta Beatrice Blu Torti, architetto di M2P Studio che ha collaborato al progetto in Engadina. “Cerca sempre di capire cosa avrebbe potuto fare meglio, o cosa sarebbe successo se avesse adottato una soluzione diversa da quella realizzata”. Eppure, interrogato su ciò che avrebbe voluto cambiare nella casa dei de Brabant, Tartufoli rimane senza risposta. Ammette che non modificherebbe praticamente nulla. E nemmeno lei. “Desideriamo mantenerla più o meno così com’è”, afferma Bozzi de Brabant. “Non è una casa ricca di oggetti. È la casa in sé a essere protagonista rispetto agli oggetti”.
Articolo di Robbreport.com
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