Dopo aver attraversato isole mediterranee, capitali culturali e destinazioni del collezionismo internazionale, Nomad 2026 torna a St. Moritz.
Dal 12 al 15 febbraio 2026, il progetto itinerante rientra in Engadina per la sua nona flagship edition, scegliendo come nuova sede Villa Beaulieu, ex Klinik Gut, edificio nel cuore della città, recentemente ristrutturato e riattivato come spazio temporaneo.
Nomad 2026 a St. Moritz, progetto itinerante dedicato al design e all’arte

Pierre Marie Giraud At Nomad St Moritz_Herzog & De Meuron_Duo Iuga Table Red, 2024
Il ritorno a St. Moritz segna un passaggio significativo nella geografia di Nomad. La località alpina rappresenta una delle destinazioni più celebri del progetto. La kermesse colloca St. Moritz tra i luoghi centrali del proprio percorso, all’interno di un contesto che viene presentato come punto di convergenza tra design, arte e architettura. Il progetto si inserisce in questo scenario come intervento temporaneo, costruito a partire dal rapporto tra spazio, opere e pubblico.
Fin dalla sua nascita, Nomad si è costruito come progetto itinerante dedicato al design da collezione e all’arte contemporanea, scegliendo di lavorare su edifici esistenti e spazi con una forte identità. Capri, Monaco, Venezia e St. Moritz hanno ospitato edizioni pensate ogni volta come interventi specifici, calibrati sull’architettura e sul carattere del luogo. Il progetto ha sviluppato una pratica che mette al centro lo spazio come dispositivo culturale: la mostra viene costruita a partire dall’edificio e dalle sue caratteristiche.
Villa Beaulieu come nuova sede di Nomad a St. Moritz

Fernando Jorge At Nomad St Moritz_Deep Vertex Collection_Tambourine Band_Photo By Bibi Borthwick
Villa Beaulieu entra in questo percorso come nuova tappa. L’edificio porta con sé una storia funzionale legata alla sua precedente destinazione. La sua riattivazione come sede espositiva introduce una dimensione di attraversamento tra uso originario e impiego culturale temporaneo. Durante Nomad 2026, la villa viene articolata come casa effimera: ambienti domestici, stanze, salotti, spazi di passaggio. Le opere, i progetti di design e le mostre curate si inseriscono all’interno di questa struttura abitabile, costruendo un’esperienza fondata sulla relazione tra architettura e contenuti.
Uno degli elementi caratterizzanti dell’edizione 2026 è l’integrazione di arredi provenienti da hotel storici e ville private svizzere. Questi oggetti vengono ricollocati negli spazi della villa e contribuiscono a definire un allestimento che lavora sulla relazione tra patrimonio locale e pratiche contemporanee del design da collezione. L’ambiente entra così a far parte del progetto espositivo.
La dimensione domestica come linguaggio di Nomad 2026

Galleria Antonio Verolino At Nomad St. Moritz_Alexander Calder_Les Passoires_1970
Nel lessico di Nomad, il riferimento alla casa, al salotto, al luogo di incontro occupa una posizione centrale. Le edizioni vengono concepite come spazi da attraversare e frequentare. Le opere vengono distribuite in modo da favorire un rapporto diretto tra lavori, ambienti e visitatori. Il percorso si costruisce per ambienti, all’interno di un impianto che privilegia una dimensione abitabile dell’esperienza.
La visione di Nicolas Bellavance-Lecompte

Lee Bauwens At Nomad Saint Moritz_Jiana Kim, White Inside White, 2025_© Photo Sebastian Schutyser, Courtesy The Artist, Lee-Bauwens Gallery
Questo impianto riflette la visione di Nicolas Bellavance-Lecompte, architetto e curatore, fondatore e direttore del progetto. Il suo lavoro su Nomad 2026 ha progressivamente definito una piattaforma itinerante che si sviluppa come costellazione di luoghi. Ogni sede introduce un contesto diverso, una storia architettonica distinta, una comunità specifica. L’estensione verso nuove destinazioni come Abu Dhabi e gli Hamptons rientra in questa traiettoria.
Programma e comunità al Nomad 2026

Margherita Castiglioni At Nomad St. Moritz_Francesco Zadora_Untitled_2026_Courtesy Of The Artist_Photo By Riccardo Borgenni
All’interno di questo sistema, la dimensione relazionale viene progettata come parte integrante dell’esperienza. Nomad si rivolge a una comunità internazionale composta da collezionisti, galleristi, curatori, architetti e operatori culturali. Il programma comprende visite a case e collezioni private, percorsi guidati e momenti di incontro. La costruzione di una comunità temporanea accompagna quella degli spazi, rendendo l’edizione un episodio concentrato di scambio.
Il ritorno a St. Moritz continua a sviluppare una riflessione sulle modalità contemporanee di esporre e collezionare, lavorando su spazi che accolgono e orientano. Spazi in cui la mostra assume la forma di un’esperienza costruita per prossimità, per durata, per relazione.
Immagini courtesy Nomad
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