In occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, tre progetti espositivi rileggono lo sport come spazio di ricerca, design, innovazione e visione culturale
Si tende a ricordarlo poco, eppure lo sport, storicamente, è uno dei campi prediletti del design. Dalla Grecia antica fino alle grandi manifestazioni del Novecento, la pratica sportiva ha rappresentato uno dei terreni più fertili per la sperimentazione progettuale. È nello sport, infatti, che il progetto è chiamato a confrontarsi con il corpo in movimento, con la misura del limite, con la necessità di rispondere a condizioni estreme. Ed è proprio in questo spazio di tensione che si testano materiali, si affinano ergonomie, si anticipano soluzioni destinate a migrare dall’ambito sportivo alla vita quotidiana, come fibre leggere, dispositivi di sicurezza, protesi, infrastrutture, nuovi immaginari della performance.
Le mostre di Milano per le Olimpiadi 2026

Skeleton, athlete Akwasi Frimpong of Ghana with his skeleton; suit design Matt Millette, helmet design Peter Pen Art, photo Nate Athay, 2024
Oggi di fronte al cambiamento climatico che trasforma radicalmente gli sport d’alta quota e che sollecita una riflessione sull’adattamento ambientale e sul futuro delle discipline invernali, il design si fa dispositivo critico capace di interrogare il rapporto tra corpo, tecnologia e paesaggio.
Non è un caso, quindi, che in occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, Milano diventi teatro di una serie di mostre che mettono in dialogo sport e progetto, restituendo allo sguardo contemporaneo questa relazione storica e strutturale. Dalla dimensione tecnologica e ambientale degli sport invernali alla riflessione sui diritti, fino alla messa in scena dell’identità italiana come progetto culturale, queste esposizioni raccontano lo sport come un laboratorio del presente, in cui il design è chiamato a misurarsi con le trasformazioni più urgenti del nostro tempo.
Sport e design: White Out. The Future of Winter Sports
Triennale Milano, fino al 15 marzo 2026
Curata da Konstantin Grcic e Marco Sammicheli, White Out. The Future of Winter Sports affronta il tema degli sport invernali come sistema complesso, in cui progetto, tecnologia e ambiente si intrecciano sotto la pressione di condizioni estreme e di un futuro climatico sempre più incerto. Il titolo richiama il “white out”, il fenomeno ottico che in alta quota annulla i riferimenti spaziali: una metafora efficace per raccontare un mondo in trasformazione, dove il design è chiamato a ripensare sicurezza, prestazioni e sostenibilità.
Allestita nella Design Platform di Triennale Milano, la mostra presenta circa 200 oggetti – realizzati dal 1938 al 2026 – che spaziano da sci e snowboard a maschere, scarponi, equipaggiamenti di sicurezza, protesi medicali e infrastrutture sportive. Il percorso, articolato in nove sezioni tematiche, mette in luce come materiali avanzati, processi produttivi innovativi e intelligenza progettuale abbiano storicamente permesso allo sport di superare i limiti imposti dall’ambiente montano.
Accanto a icone del design e dell’architettura – da Charlotte Perriand a Carlo Mollino – emergono alcune riflessioni interessanti sul futuro: non solo performance e velocità, ma anche adattamento climatico, turismo sostenibile e nuove forme di relazione tra corpo, tecnologia e paesaggio. White Out racconta così lo sport invernale come campo di sperimentazione radicale, dove il progetto diventa strumento di sopravvivenza prima ancora che di eccellenza.
IN-PLAY. Design for Sport
ADI Design Museum, fino al 6 aprile 2026
Se White Out guarda alle condizioni estreme della natura, IN-PLAY. Design for Sport sposta l’attenzione sullo sport come spazio politico e culturale. Curata da Davide Fabio Colaci con Giulia Novati, la mostra dell’ADI Design Museum prende le mosse da un principio fondamentale della Carta Olimpica: lo sport come diritto umano. Da qui si sviluppa una riflessione sul design come strumento capace di rendere il gioco più aperto, inclusivo e accessibile.
Attraverso una selezione di cento progetti, In-Play racconta come lo sport sia stato – e continui a essere – un terreno privilegiato di sperimentazione progettuale, in cui si ridefiniscono modelli di comportamento, immaginari collettivi e relazioni tra corpo e tecnologia. Oggetti storici dialogano con innovazioni recenti: materiali intelligenti, protesi, dispositivi biometrici e sistemi di servizio che mostrano un design sempre più integrato con la ricerca scientifica e biomedica.
L’allestimento, concepito come una sequenza di tribune in alluminio, evoca il campo di gara e invita il visitatore a prendere posizione. Al centro, l’installazione video Rivincite apre uno spazio di ascolto dedicato alle storie di sport e inclusione. Completamente reversibile e realizzato con materiali di recupero, il progetto espositivo rafforza il messaggio della mostra: lo sport come laboratorio culturale in cui il design non è neutro, ma prende parte attiva alle trasformazioni del presente.
Sport e design: Casa Italia Milano Cortina 2026. MUSA
Casa Italia Milano Cortina 2026, Installation view MUSA at Triennale Milano, Mario Merz,
Senza titolo (Doppio Igloo di Porto), 1998,
Courtesy Fondazione Merz. Ph. Pietro Savorelli ©CONI
Triennale Milano, Livigno, Cortina d’Ampezzo, fino al 22 febbraio 2026
Con Musa, Casa Italia Milano Cortina 2026 trasforma lo spazio riservato agli atleti in una piattaforma culturale aperta al pubblico. Il tema scelto – un omaggio alla tradizione classica delle Muse – interpreta l’Italia come forza ispiratrice capace di unire sport, arte, design, architettura e ospitalità.
Distribuito tra Triennale Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo, il progetto si articola come un racconto unitario che prende forma nello spazio. Il paesaggio montano, scenario simbolico degli sport invernali e matrice dell’immaginario alpino, diventa la chiave progettuale dell’allestimento: strutture modulari e leggere, riferimenti alle infrastrutture sportive e ai rifugi d’alta quota, un uso calibrato di alluminio riflettente e legno costruiscono ambienti che evocano movimento, temporaneità e relazione con il contesto naturale.
All’interno, Casa Italia mette in scena atlante del design italiano, in cui maestri storici e progettisti contemporanei dialogano con l’eccellenza produttiva delle aziende partner. Arredi firmati, tra gli altri, da Mario Bellini, Gaetano Pesce, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Tobia Scarpa, Piero Lissoni, Cristina Celestino e Formafantasma costruiscono un paesaggio domestico e simbolico che unisce artigianato, industria e ricerca formale. Oggetti diventati simbolo del design italiano e nuove produzioni contribuiscono a definire un’idea di progetto come linguaggio capace di interpretare valori, stili di vita e immaginari collettivi. In questo contesto, il design non è semplice cornice dell’evento sportivo, ma parte attiva del racconto olimpico, strumento attraverso cui l’Italia si presenta sulla scena internazionale come laboratorio di cultura del progetto.
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