Dal 1897 Poderi Luigi Einaudi coltiva le colline piemontesi, mentre oggi Nebbiolo, cru e singoli vigneti sono al centro del progetto.
Fondata alla fine dell’800, Poderi Luigi Einaudi appartiene alla storia delle Langhe. La svolta arriva nel 2019, quando Matteo Sardagna Einaudi avvia un nuovo corso insieme al winemaker croato Zvonimir Jurkovic con meno interventi in cantina, maggiore attenzione alle singole parcelle e un lavoro costruito intorno alla provenienza delle uve dei vigneti distribuiti tra Dogliani, Neive, Monforte d’Alba, Verduno e Barolo.
I cru del Barolo tra Cannubi, Bussia e Monvigliero

Il cambiamento emerge nel rapporto con il Nebbiolo: tra il 2010 e il 2025 gli ettari complessivamente dedicati alla varietà (tra Nebbiolo, Barbaresco e Barolo), sono più che triplicati. Il Barolo occupa il centro di questa ricerca. Ai cru storici Terlo e Cannubi si affiancano Bussia e Monvigliero, mentre Ludo riunisce uve provenienti da parcelle diverse. Per Sardagna Einaudi il Nebbiolo “è come un violino che può suonare infinite melodie”, l’obiettivo è arrivare a otto letture del territorio, seguendo le differenze di ogni vigneto.
Poderi Luigi Einaudi: sostenibilità in cantina e valorizzazione dei vigneti

La cantina accompagna l’evoluzione con un ampliamento che comprende una nuova struttura interrata, progettata per mantenere naturalmente costante la temperatura e ridurre il consumo energetico, e un impianto fotovoltaico che alimenta la produzione. È però tra i filari che il nuovo corso di Poderi Luigi Einaudi trova la sua espressione più interessante nell’osservare ogni parcella, seguirne le differenze e lasciare che sia il vigneto a determinare il carattere del vino. Dopo oltre un secolo, la storia della tenuta continua sulle colline delle Langhe, una vendemmia e un cru alla volta.
Articolo tratto dal numero autunnale di Robb Report Italia
Immagini courtesy Poderi Luigi Einaudi
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