Al Petit Palais, da alcuni anni, l’invito rivolto ad artisti contemporanei a confrontarsi con le collezioni permanenti è una delle chiavi più interessati di lettura del museo, con le sale storiche che diventano spazio per il dialogo tra attualità e passato.
Dentro questa logica si inserisce Paname, la mostra che dal 17 ottobre 2025 all’8 febbraio 2026 porta le tele di Bilal Hamdad a confrontarsi direttamente con Courbet, Fernand Pelez, Carolus–Duran, Benjamin-Constant, Léon Lhermitte e altri protagonisti delle collezioni del museo. Una presenza diffusa che attraversa il percorso espositivo come in una conversazione tra epoche per raccontare una città, Parigi (o come viene chiamata nello slang delle Banlieu, Paname) con la stessa tecnica pittorica in momenti non sincroni.
Sidi Bel Abbès, e la pittura classica al Petit Palais

Bilal Hamdad L’Angelus 2021
Nato nel 1987 a Sidi Bel Abbès, in Algeria, Hamdad si è formato ad Algeri, a Bourges e infine all’École des Beaux-Arts di Parigi, dove si è diplomato nel 2018. In pochi anni si distingue per grandi composizioni pittoriche che restituiscono scene di vita parigina con un naturalismo che colpisce per precisione e controllo. Le sue tele nascono da fotografie scattate dal vero, ma la costruzione dell’immagine, i tagli ravvicinati, le linee di fuga e l’uso del chiaroscuro rimandano a una cultura visiva che guarda tanto alla storia della pittura quanto alla tradizione fotografica, da Atget in avanti.
Il soggetto è sempre la città, lontana dalla sua dimensione monumentale. Uscite della metropolitana, tavolini di caffè, mercati effimeri, figure assorte nel proprio isolamento: Parigi diventa un teatro popolato e al tempo stesso profondamente interiore. L’effervescenza urbana resta sullo sfondo, mentre al centro dell’inquadratura si impone la solitudine dei singoli, colti in una sospensione che sembra sottrarli per un istante al flusso continuo della metropoli.
I riferimenti pittorici di Hamdad al Petit Palais

Bilal Hamdad Reflets 2024
Questo modo di guardare alla contemporaneità si intreccia direttamente con la storia della pittura. Hamdad mostra così i propri riferimenti: Rubens, Caravaggio, Velázquez, ma anche Degas, Manet, Courbet e Hopper, durante la residenza alla Casa de Velázquez di Madrid, il lungo confronto con le collezioni del Prado. Le citazioni non sono letterali, ma emergono come echi compositivi, come scelte di luce, come modalità di costruzione dello spazio.
Parigi ieri e oggi

Bilal Hamdad Sérénité d’une ombre, 2024
Ed al Petit Palais si trova una coerenza evidente. L’artista, visitatore abituale del museo, racconta di aver “incontrato” le tele delle collezioni come si entra in dialogo con un interlocutore. In mostra, questo dialogo prende forma concreta. Davanti a Les Halles de Paris di Léon Lhermitte, uno dei dipinti monumentali più noti del museo, Hamdad risponde con Paname, un’opera di dimensioni altrettanto imponenti che raffigura un mercato improvvisato all’uscita della metropolitana, colto nella sua vitalità frammentaria. Il rimando non è illustrativo, ma strutturale: stesso formato, stessa attenzione alla folla, stesso interesse per la dimensione popolare della città, declinata però nel linguaggio visivo del presente.
La mostra Paname al Petit Palais

Bilal Hamdad L’attente 2020
L’esposizione riunisce una ventina di dipinti, due dei quali realizzati appositamente per l’occasione, e rappresenta la prima e più ampia mostra museale dedicata all’artista. La curatela di Annick Lemoine e Sixtine de Saint-Léger costruisce un percorso in cui le opere contemporanee attraversano la narrazione, suggerendo al visitatore un continuo esercizio di confronto visivo.
Ne risulta un’esperienza che parla tanto della pittura di Hamdad quanto del museo stesso. Paname diventa infatti anche un modo per interrogare la capacità delle istituzioni storiche di accogliere lo sguardo contemporaneo senza neutralizzarlo. Le figure che popolano le tele — uomini e donne di oggi, di provenienze diverse, assorti nei propri pensieri — finiscono per assumere il ruolo di allegorie discrete della vita urbana attuale, specchio di una città meticcia e condivisa.
La pittura come osservazione lenta della città

Bilal Hamdad Nuit égarée 2023
In un’epoca dominata dalla sovrapproduzione di immagini digitali, il lavoro di Hamdad riafferma la pertinenza della pittura come strumento di osservazione lenta, capace di restituire spessore a gesti e situazioni apparentemente minimi. Inserite tra Courbet e Lhermitte, le sue tele mostrano come il racconto della città possa attraversare i secoli mantenendo intatta la propria forza visiva, cambiando solo il ritmo, i volti, la luce.
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