Non partono insieme. Uno alla volta, a due minuti di distanza, i superyacht lasciano la linea quasi sfilando: comincia così, a Porto Cervo, la Giorgio Armani Superyacht Regatta, alla quinta edizione firmata dalla maison e organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda, il circolo fondato nel 1967 da Sua Altezza Aga Khan e oggi tra i più prestigiosi del Mediterraneo.
Quattro giorni, dal 27 al 30 maggio, diciassette superyacht e vento mai uguale: il Maestrale teso dell’inizio, le arie leggere e mutevoli del finale. Eppure quella sfilata dura poco. Nel corso delle regate costiere tra Porto Cervo e l’arcipelago di La Maddalena la flotta si ricompatta, ed è forse il momento più bello: scafi lunghi oltre trenta metri tornano a navigare fianco a fianco — mai più vicini di una quarantina di metri, perché il regolamento, per sicurezza, vieta di avvicinarsi di più. Gennaker spiegati, scie che si intrecciano, il turchese dell’arcipelago a fare da fondale. Ritrovarsi a navigare a pochi metri dagli altri, ha raccontato uno degli armatori, è insieme adrenalina e divertimento.
La flotta protagonista della Giorgio Armani Superyacht Regatta

Diciassette scafi, tra cui quelli firmati Southern Wind, il cantiere che qui ha festeggiato i vent’anni del suo Rendez-vous, hanno corso in due classi, Blue e White, divise per rating e prestazioni. A incidere il nome sulla Silver Jubilee Cup, il 30 maggio, sono lo Swan 115 Moat di Juan Ball — disegno di German Frers, terza vittoria di fila — e il Southern Wind 96 Liberty Squared di Carlo Pirzio Biroli.
E non senza colpi di scena: il terzo giorno Moat ha pagato una penalità dopo una protesta, cedendo la prova proprio a Inoui, prima di rimettere le cose a posto. “Una regata unica, per lo spirito che la contraddistingue”, dice Juan Ball. E in fondo è una questione di casa: molti armatori sono soci del club, da lui a Marco Vögele armatore di Inoui — un 33 metri e mezzo firmato Philippe Briand e costruito dal cantiere olandese Vitters — fino a Tonino Cacace con Magic Blue, un Southern Wind 94.
I grandi nomi della vela internazionale

A bordo, poi, fuoriclasse veri: alla tattica di Sørvind by Giorgio Armani c’era Tommaso Chieffi, velista olimpico e di Coppa America; su Nostromo il danese Jesper Bank, tre medaglie a cinque cerchi; su Magic Blue lo spagnolo Luis Doreste, due ori olimpici. Cole Parada su Moat; l’olandese Bouwe Bekking, tra i più grandi navigatori oceanici di sempre, su Liberty Squared; il neozelandese Gavin Brady su Inoui. Perché, alla fine, sono le persone a fare la differenza: equipaggi capaci di trasformare la maestosità di questi scafi in velocità, e armatori che vivono la regata come una giornata di mare da condividere.
Sørvind, del resto, è la barca con cui il title sponsor, Giorgio Armani, scende in acqua: un Southern Wind 105 charterizzato per rappresentare il brand direttamente in regata, secondo nella Corinthian, la divisione riservata alle barche che regatano con un numero limitato di vele, vinta da Nostromo — un cento piedi dello studio Ed Dubois, costruito dal cantiere inglese Pendennis.
Giorgio Armani Superyacht Regatta, uno stile che resta

Diceva Giorgio Armani che l’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare. A Porto Cervo, per quattro giorni, è stato esattamente questo: rigore, misura, la pazienza di chi insegue la perfezione. Più di una regata, uno stile di vita — quello che questa manifestazione rappresenta, e che aleggia nell’eleganza di Sørvind by Giorgio Armani.
Immagini courtesy Yacht Club Costa Smeralda
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