Dall’annuncio a Seoul alla sintonia con il Big Bang Original Unico, il rapporto tra il marchio svizzero e l’artista coreano Jung Kook si sviluppa attraverso il concetto di identità e un linguaggio contemporaneo.
Nel lessico dell’orologeria contemporanea, alcuni passaggi segnano cambi di ritmo. Il 2005, con il debutto del Big Bang, appartiene a questa categoria. Vent’anni dopo, Hublot torna su quella traiettoria e affida il racconto a un interprete che lavora sulla stessa idea di costruzione progressiva: Jung Kook.
La presentazione a Seoul fissa il punto di contatto tra due percorsi paralleli. Da un lato una manifattura che ha ridefinito il proprio linguaggio attraverso materiali e architetture; dall’altro un artista che, dal debutto del 2013, sviluppa una cifra personale attraverso contaminazioni e controllo espressivo.
Jung Kook e Hublot incontro costruito nel tempo

La nomina di Jung Kook come ambasciatore globale non si inserisce in una logica episodica. Il legame trova una prima manifestazione pubblica nel 2022, durante la Coppa del Mondo FIFA, quando l’artista si esibisce con Dreamers mentre Hublot ricopre il ruolo di cronometrista ufficiale. Quel momento introduce un parallelismo chiaro: tempo e musica come sistemi che condividono struttura e ritmo. La collaborazione annunciata nel 2026 chiude un arco coerente e definisce una relazione basata su affinità operative più che su semplice rappresentazione.
Il linguaggio Hublot: materia e costruzione

Dal 1980, con la prima combinazione tra oro e caucciù, Hublot sviluppa un approccio che integra materiali e soluzioni tecniche in una grammatica riconoscibile. Nel 2005 il Big Bang stabilisce un nuovo codice visivo, con una cassa stratificata e proporzioni che incidono sull’estetica dell’orologeria contemporanea.
Questo percorso trova continuità nel movimento di manifattura Big Bang, progettato e realizzato internamente, che introduce elementi come la ruota a colonne visibile lato quadrante e lo scappamento in silicio. Il cronografo flyback integrato e la riserva di carica di circa 72 ore definiscono un equilibrio tra funzione e architettura. La coerenza del progetto emerge nella capacità di mantenere un’identità tecnica lungo evoluzioni successive, un principio che si riflette nella collaborazione con Jung Kook.
Big Bang Original Unico: ritorno alle origini
Presentato nel gennaio 2026, il Big Bang Original Unico riprende i codici fondativi del modello e li rielabora in una struttura aggiornata, mantenendo al centro la costruzione a sandwich e un impianto tecnico coerente.
La collezione si sviluppa in due versioni che condividono la stessa architettura ma adottano materiali differenti. La prima propone una cassa in ceramica nera microbillé e lucidata, con lunetta coordinata e cinturino in caucciù strutturato. La seconda introduce l’oro King Gold 18 carati con finiture satinate e lucide, mantenendo la lunetta in ceramica nera e lo stesso equilibrio costruttivo.
Entrambe le referenze presentano cassa da 43 mm, spessore di 13,20 mm e impermeabilità fino a 100 metri, oltre al sistema “One Click” per la sostituzione del cinturino. Il quadrante con effetto carbonio conserva una lettura chiara, organizzata attorno a contatori ben definiti. Il calibro di manifattura MHUB1280 Unico anima il segnatempo con 354 componenti, frequenza di 4 Hz e cronografo flyback con ruota a colonne, accompagnato da una riserva di carica di circa 72 ore. La differenza tra le due versioni si concentra nella scelta dei materiali, mentre la struttura tecnica resta invariata.
Come il Big Bang Original Unico riflette il percorso di Jung Kook

Il rapporto tra l’artista e il segnatempo si sviluppa su un terreno comune: la costruzione progressiva. Il Big Bang Original Unico nasce per stratificazione; la carriera di Jung Kook segue una logica analoga, con un’evoluzione continua che integra esperienze e linguaggi. In questo contesto, l’orologio assume un ruolo operativo. Si allinea allo stile e alla direzione dell’artista, accompagnandone il percorso senza sovrapporsi alla narrazione.
Hublot e Jung Kook si incontrano su un principio condiviso: la definizione dell’identità attraverso il processo. La manifattura costruisce il proprio linguaggio lavorando su materiali, movimenti e architetture; l’artista sviluppa il proprio percorso attraverso musica, performance e ricerca espressiva. La collaborazione formalizza questa convergenza. Non introduce elementi estranei, ma rende visibile una struttura già presente: quella che lega il tempo alla sua interpretazione contemporanea.
Immagini courtesy Hublot
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