La bellezza maschile cambia pelle: grooming, body positivity e medicina estetica aprono nuovi spazi di libertà, ma anche pressioni inedite. Al centro, un corpo da vivere con più cura, consapevolezza e meno ansia da prestazione, oltre gli stereotipi.
Per molto tempo la bellezza maschile è stata raccontata per sottrazione: pochi prodotti, poca conversazione e scarsa relazione con il proprio corpo. La cura di sé era concessa entro confini precisi – barba, capelli, profumo, palestra – mentre skincare, medicina estetica, body positivity e benessere sessuo-affettivo restavano territori percepiti come femminili o, al massimo, come eccezioni. Oggi quel confine si è spostato. Gli uomini comprano creme, parlano di pelle, cercano trattamenti, normalizzano il grooming, si confrontano con l’invecchiamento e, sempre più spesso, con il desiderio di piacersi senza doversi misurare soltanto sulla prestazione.
La bellezza maschile oltre i vecchi confini

Il cambiamento è solo culturale e anche economico. Secondo McKinsey, il mercato globale della bellezza è destinato a crescere fino a 590 miliardi di dollari entro il 2030, mentre la definizione stessa di beauty si allarga: in una survey globale, oltre metà dei consumatori associa la bellezza al sentirsi sicuri, al volersi bene e al prendersi cura di corpo e mente, più che al semplice apparire attraenti o giovani. Dentro questa trasformazione, il pubblico maschile non è più marginale.
Euromonitor ha osservato come gli uomini stiano estendendo l’uso della cura della pelle oltre le categorie tradizionali del grooming, come rasatura e capelli: già nel 2023, per esempio, oltre il 40% dei consumatori maschili dichiarava di usare creme, idratanti o lozioni giorno/notte più di qualsiasi altro prodotto skincare. Il punto, però, è capire se questa nuova attenzione sia una forma di libertà o l’ingresso degli uomini nello stesso circuito di aspettative estetiche che per decenni ha pesato soprattutto sulle donne. È empowerment quando significa potersi prendere cura di sé senza vergogna; diventa pressione quando la cura si trasforma in obbligo, standard, confronto continuo. Lo specchio maschile contemporaneo riflette entrambe le cose: più strumenti per conoscersi, ma anche più immagini con cui misurarsi.
La bellezza maschile e la cultura della performance
Valentina Cosmi, psicoterapeuta, sessuologa SISP e consulente Lelo, legge così il rapporto degli uomini con il proprio corpo tra cura di sé, performance e accettazione: “Il discorso è complesso e molto dipende dalla prospettiva da cui si osserva il fenomeno, così come dai contesti sociali e culturali di riferimento. Di certo, come sottolineato da diversi Autori, non solo in campo psicologico o sessuologico, gli uomini dopo un trentennio di spaesamento dovuto all’acquisizione da parte delle donne di alcune competenze precedentemente considerate più maschili, hanno recuperato tutta una serie di soft skills che nel tempo erano state più specificamente femminili. In questo quadro inserirei anche il grande contenitore della cura di sé e del proprio corpo, principalmente su un piano estetico”, racconta.
“Purtroppo, accanto a questo permane l’idea di un corpo performante e perfetto (per esempio muscoloso), non tanto però un corpo che debba essere usato ma soprattutto esibito, un aspetto questo che non gioca un ruolo positivo quando ci avviciniamo al tema della sessualità. In questo contesto, infatti, gli aspetti performativi non rappresentano un fattore facilitante, tutt’altro. Eppure, ci sono molti contesti che propongono all’uomo la possibilità di pensarsi in modo diverso, per esempio quei contesti culturali (come molti Paesi Europei) in cui l’educazione all’affettività mira a scardinare pregiudizi sulle poche attitudini all’emotività e alle emozioni da parte degli uomini”.
Body positivity, bellezza maschile e modelli digitali
È qui che la body positivity maschile diventa una questione più sottile di quanto sembri. Non basta sostituire un modello con un altro, né proclamare che ogni corpo vada amato sempre e comunque. La posta in gioco è piuttosto spostare l’attenzione dalla correzione alla relazione: non aggiustare il corpo per renderlo adeguato, ma imparare ad abitarlo. La cultura digitale amplifica questa ambivalenza. Da un lato rende più accessibili contenuti educativi, routine, informazioni sui trattamenti, community in cui parlare di insicurezze.
Dall’altro espone a corpi iper-definiti, filtri, codici estetici sempre più specifici. Cosmi invita a leggere proprio questa doppia polarità: “Molto dipende dai contesti in cui ci troviamo. Di per sé una cura di se stessi e del proprio corpo non è un fattore negativo, lo diventa quando queste pratiche servono per un adeguamento a canoni estetici spesso irraggiungibili e volti ad un mero utilizzo del corpo per rispondere ad un canone estetico. La cura di sé e del corpo sono aspetti fondamentali, quando ad esempio vogliamo incontrare una persona, quando vogliamo avere uno scambio intimo e sessuale, etc. Tuttavia, se parallelamente la persona non è stata in grado di lavorare su se stessa per accettare il proprio corpo, con tutte le sue caratteristiche (con i limiti e le risorse), può diventare un’arma a doppio taglio”.
La consapevolezza del corpo
La parola chiave, allora, è consapevolezza. Perché la bellezza maschile di oggi non passa soltanto dal volto più riposato, dalla pelle più curata, dal corpo più allenato o dalla barba più precisa. Passa dalla possibilità di riconoscere che il corpo non è solo superficie sociale, ma anche luogo di esperienza, desiderio, vulnerabilità. In questo senso il grooming può essere un gesto di cura, la medicina estetica una scelta legittima, la body positivity un antidoto alla vergogna, ma nessuno di questi strumenti funziona davvero se resta scollegato dalla dimensione emotiva e sessuo-affettiva.
Bellezza maschile e benessere sessuo-affettivo

È qui che l’empowerment maschile assume una forma diversa dalla vecchia idea di controllo. Non più dominare il corpo, renderlo efficiente, silenziare l’ansia, performare sicurezza; piuttosto ascoltarlo, conoscerlo, sottrarlo alla sola logica del risultato. Cosmi collega questa sicurezza personale alla consapevolezza della dimensione sessuo-affettiva. “La vita sessuo-affettiva è una dimensione fondamentale dell’essere umano, in ogni momento di vita con caratteristiche e peculiarità differenti. La possibilità di godere della propria sessualità in modo consapevole, gioioso e giocoso, è un passo fondamentale per imparare a stare in compagni di se stessi e del proprio corpo sospendendo il giudizio. L’autoerotismo, per esempio, ricopre proprio questa funzione: permettere alla persona di conoscersi, imparare il proprio funzionamento, potendolo insegnare anche a un’altra persona”, aggiunge.
“Una maggiore consapevolezza in tal senso consentirà poi alla persona di poter spaziare e giocare con il/la partner con la giusta quota di ansia (naturale in ogni incontro con un’altra persona), ma senza pregiudizi e con la possibilità di godere dello scambio senza eccessive preoccupazioni. Molti uomini, per esempio, a volte proprio a causa di una fragilità della propria identità sessuale, fanno fatica ad immaginare modalità di rapporto fuori dagli schemi culturali a cui sono stati abituati o che includano ad esempio sex toys, visti spesso come competitors anziché come alleati della propria intimità. Questi e molti altri stereotipi possono essere abbattuti pensando un’educazione sessuo-affettiva realmente facilitante, come avviene ormai in molti Paesi occidentali”.
Dalla prestazione alla relazione
Il cambiamento culturale nell’emisfero della bellezza maschile, dunque, non si esaurisce in un bagno più pieno di prodotti o in un’agenda che include trattamenti estetici. È un passaggio più profondo: dalla prestazione alla relazione, dall’esibizione alla presenza, dalla virilità come invulnerabilità alla maschilità come spazio più ampio, capace di includere emozioni, desiderio, cura e fragilità. La vera novità non è che gli uomini abbiano iniziato a guardarsi allo specchio. È che, forse, stanno iniziando a chiedersi non solo come appaiono, ma come stanno dentro il proprio corpo.
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