Una strada che attraversa il deserto, una facciata consumata dal sole e un interno sospeso nella luce artificiale: l’immaginario del West americano prende forma con The New American West da 10 Corso Como.
La mostra The New American West: Photography in Conversation, ospitata alla Galleria 10 Corso Como dall’11 marzo al 7 aprile 2026, si inserisce in questo solco e lo mette in discussione. Il progetto attraversa quasi un secolo di fotografia per osservare come il West sia stato costruito, trasformato e continuamente reinterpretato.
The New American West: un archivio che diventa racconto

Courtesy of Howard Greenberg Gallery and the artist. Mark Citret
Curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, la mostra utilizza la fotografia come strumento di documentazione e insieme come dispositivo di proiezione.
Le immagini storiche provenienti dall’archivio della Howard Greenberg Gallery dialogano con opere contemporanee, creando una struttura narrativa aperta. Il percorso riunisce autori come Ansel Adams, Edward Weston, Diane Arbus, Paul Strand e Joel Meyerowitz, accostati agli sguardi attuali di Maryam Eisler e Alexei Riboud. Da qui emerge un’idea stratificata del West, costruita da ambizione, spaesamento e contraddizione. Una costellazione di visioni che si sovrappongono e si modificano nel tempo.
Paesaggio e presenza: la trasformazione dello sguardo

Courtesy of Howard Greenberg Gallery and the artist. Joel Meyerowitz
In The New American West le fotografie delle origini restituiscono paesaggi che assumono una dimensione quasi metafisica. Le dune di Edward Weston o le vedute di Ansel Adams stabiliscono un rapporto diretto tra natura e rappresentazione.
Con il passare dei decenni, il territorio cambia funzione. Le architetture e le comunità fotografate da Paul Strand, Arthur Rothstein ed Esther Bubley trasformano la frontiera in spazio sociale e di memoria. Negli anni successivi, il paesaggio si riduce a misura dello sguardo: le espansioni suburbane di Robert Adams e Frank Gohlke, i margini urbani di Lee Friedlander e le campiture cromatiche di Joel Meyerowitz registrano il tempo e raccontano un’epoca.
The New American West come teatro umano

Courtesy of Howard Greenberg Gallery and the artist. Esther Bubley
Il West emerge anche come spazio abitato. Diane Arbus, Mary Ellen Mark, Danny Lyon e William Gedney spostano l’attenzione verso le persone, verso comunità e identità che definiscono il territorio attraverso la presenza. Attorno a queste immagini si sviluppa una dimensione culturale più ampia: il set cinematografico di “The Misfits” fotografato da Bruce Davidson, la figura di Georgia O’Keeffe nel ritratto di Arnold Newman, la controcultura di Allen Ginsberg e lo sguardo europeo di Wim Wenders contribuiscono a trasformare la frontiera in spazio mentale.
Il viaggio contemporaneo di Eisler e Riboud

Courtesy of Howard Greenberg Gallery and the artist. Maryam Eisler. Hotel Paisano
Il nucleo centrale della mostra The New American West ruota attorno al viaggio compiuto nel 2024 da Maryam Eisler e Alexei Riboud tra Texas, New Mexico, Arizona e Utah. I due fotografi percorrono gli stessi territori senza confrontarsi, producendo esiti distinti. Eisler costruisce immagini cariche di tensione psicologica e suggestioni cinematografiche. Riboud lavora per sottrazione, con un linguaggio essenziale e strutturato.
Le fotografie documentano luoghi precisi — Marfa, El Paso, Los Cerrillos — e introducono elementi ricorrenti come rovine meccaniche, città fantasma, interni sospesi e segnaletiche luminose. Le immagini elencate nelle didascalie, come Hotel Paisano Signage at Dusk o Car wreck, Shafter Ghost Town, traducono il paesaggio in costruzione mentale.
Spazio, memoria e costruzione dell’immaginario

©Alessandro Saletta – DSL Studio
L’itinerario segue le tracce di Georgia O’Keeffe a Ghost Ranch, attraversa comunità native e raggiunge il rifugio di James Magee nel deserto del Chihuahua. Interni ed esterni si alternano senza gerarchie. Gli ambienti dell’Hotel Paisano a Marfa riattivano un immaginario cinematografico persistente, mentre le architetture e gli oggetti diventano indicatori di una presenza umana stratificata. In questo dialogo tra opere storiche e contemporanee, il West assume la forma di una domanda ricorrente con un territorio che continua a essere riscritto da chi lo attraversa.
The New American West: una riflessione in corso

©Alessandro Saletta – DSL Studio
L’allestimento milanese, progettato per gli spazi di 10 Corso Como, organizza il percorso attorno a un nucleo centrale che mette in relazione diretta le visioni di Eisler e Riboud, da cui si sviluppano connessioni e rimandi. Il progetto riflette sugli ideali storicamente associati al West — libertà, opportunità, reinvenzione — e sulle tensioni che li accompagnano. La fotografia conserva queste contraddizioni e le rende leggibili nel presente.
In The New American West, il paesaggio si trasforma in linguaggio. Ogni immagine contribuisce a definire un territorio che esiste nella distanza tra realtà e rappresentazione, dove lo sguardo costruisce il significato tanto quanto il soggetto.
Immagini courtesy 10 Corso Como
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