A Villa dei Capolavori, una mostra tra le più complete sulle opere del designer che non si prendeva troppo sul serio. Settant’anni di idee e creatività tra grafica, oggetti e opere d’arte.
Picasso lo definì “il Leonardo dei nostri giorni”, eppure Bruno Munari lo si immagina a disagio con tali paragoni, lui pensava che il vero successo per un designer fosse quello di arrivare nei mercati rionali. Fu un ribelle nei fatti e nel pensiero, portando uno sguardo sghembo e anticonformista nel design come nell’arte, nella comunicazione visiva e nella pedagogia.
Il genio di Bruno Munari

“Variazioni sul viso umano”, 1964, cartoncino colorato e collage. Casaperlarte, Fondazione Paolo Minoli, Cantù e “rRrR rumore di aeroplano”, circa 1927, inchiostro e collage su carta.
Con la sua autoironia – “Io, con le mie macchine inutili, facevo proprio ridere” – riuscì sempre a mantenere un’autentica meraviglia nei confronti della vita e delle sue espressioni. “Conservare lo spirito dell’infanzia per tutta la vita vuole dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire e la voglia di comunicare”, diceva. A raccontare il suo spirito, e a ripercorrere l’evoluzione del suo approccio progettuale è “TUTTO”, una mostra – la più consistente ed esaustiva dedicata alla sua opera – che va in scena fino al 30 giugno nella celebre Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo a Parma.
La mostra TUTTO a Parma

Declinazione grafica del nome Campari, 1964, stampa litografica a colori
L’esposizione, curata da Marco Meneguzzo, racchiude settant’anni di idee e di lavori tra grafica, oggetti e opere d’arte, partendo dal Secondo Futurismo per espandersi a tutti i campi della creatività, senza alcuna distinzione tra le discipline. Il risultato è il ritratto di un uomo profondamente contemporaneo e libero, capace di esprimersi senza preconcetti e con leggerezza. “Munari», spiega Marco Meneguzzo, “è una figura molto attuale nella società liquida odierna. È un esempio di flessibilità, di capacità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Il suo metodo consiste nello scoprire il limite delle cose che ci circondano e di volerlo ogni volta superare”.

“Negativo Positivo”, 1990, acrilico su tela. Casaperlarte, Fondazione Paolo Minoli, Cantù
Proprio per questa difficoltà nel distinguere i territori linguistici da lui affrontati nel corso del tempo, la rassegna non si sviluppa in modo cronologico, bensì è suddivisa per attitudini e concetti, così da poter mostrare i collegamenti e le relazioni progettuali tra oggetti anche apparentemente diversi.
Articolo tratto dal numero estivo di Robb Report Italia
TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALLA MAURIZIO CORRAINI S.R.L.
Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Robb Report Iscriviti