Si è appena chiusa in Svizzera la prima delle tre tappe europee della retrospettiva dedicata a Yayoi Kusama, e i numeri sono quelli di un successo oltre le aspettative.
Alla Fondation Beyeler, a Riehen alle porte di Basilea sono state decine di migliaia le persone accorse per scoprire l’immaginario onirico dell’artista giapponese. La sua visione estetica è ormai entrata stabilmente nel lessico collettivo, riconoscibile ben oltre i confini del sistema dell’arte.
Yayoi Kusama e il museo di Renzo Piano: record di visitatori in Svizzera

© YAYOI KUSAMA – Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025. Immagini Credits Mark Niedermann
Il museo progettato da Renzo Piano, immerso in un parco tra alberi secolari, stagni di ninfee e campi coltivati ai margini della Foresta Nera, registra così un nuovo primato nella propria storia per quanto riguarda le mostre dedicate ad artiste e artisti contemporanei. Il dato, comunicato ufficialmente il 4 dicembre 2025 (quindi due mesi prima della chiusura) era sopra le 120mila persone, e il museo è stato costretto ad anticipare l’apertura alle 9 del mattino invece delle consuete 10, per accontentare tutti, e si sa che sulla puntualità gli svizzeri fanno sul serio.
Yayoi Kusama, dal Giappone al Mondo

© YAYOI KUSAMA – Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025. Immagini Credits Matthias Willi
Yayoi Kusama è tata nel 1929 a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, in Giappone. Fin dall’infanzia manifesta una forte inclinazione per il disegno e sviluppa un immaginario visivo segnato da visioni ricorrenti e allucinazioni percettive che diventeranno, negli anni, il nucleo stesso della sua ricerca artistica. Dopo una prima formazione in patria, alla fine degli anni Cinquanta decide di trasferirsi negli Stati Uniti, stabilendosi a New York nel 1958.
Qui entra in contatto diretto con l’ambiente delle avanguardie americane ed europee, partecipando alla stagione più radicale degli anni Sessanta. Le sue performance pubbliche, gli happening e le installazioni ambientali la collocano in dialogo con minimalismo, pop art e arte concettuale, pur mantenendo un linguaggio del tutto personale, centrato sull’ossessione della ripetizione, dei pois e delle strutture reticolari.
All’inizio degli anni Settanta Kusama rientra stabilmente in Giappone. Da allora vive e lavora a Tokyo, dove prosegue con rigore la propria produzione artistica attraverso pittura, scultura, installazioni, scrittura e moda. Nel corso dei decenni il suo lavoro viene progressivamente riscoperto e riconosciuto a livello internazionale, fino a consacrarla come una delle figure più influenti dell’arte contemporanea.
La mostra alla Fondation Beyeler

© YAYOI KUSAMA – Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025. Immagini Credits Mark Niedermann
Si tratta della prima retrospettiva di Yayoi Kusama mai organizzata in Svizzera, con un impianto espositivo che si propone come una ricognizione ampia e stratificata dell’intera parabola creativa dell’artista, dagli esordi degli anni Cinquanta fino alle installazioni monumentali più recenti. Pittura, disegno, scultura, performance, collage, moda, film e ambienti immersivi convivono in un percorso che mette in evidenza la coerenza interna di una ricerca apparentemente proteiforme. La ricorrenza ossessiva dei punti, delle trame reticolari, delle superfici che si espandono fino a saturare lo spazio, trova nelle celebri Infinity Mirror Rooms una traduzione esperienziale che ha contribuito in modo decisivo alla popolarità internazionale dell’artista.
È proprio la dimensione immersiva, più che la sola iconografia, a spiegare la capacità di attrazione trasversale dell’opera di Kusama. Gli ambienti specchianti, moltiplicando all’infinito luci e presenze, trasformano il visitatore in parte attiva del dispositivo visivo. L’esperienza percettiva diventa così un momento di sospensione, in cui l’idea di spazio si dissolve e l’immagine si fa ambiente totale, come confermato anche dal direttore della Fondation Beyeler, Sam Keller, che ha sottolineato come l’eccezionale affluenza testimoni l’attualità e la forza del lavoro di Kusama, capace di intercettare pubblici differenti per provenienza e formazione.
Le prossime tappe europee

© YAYOI KUSAMA – Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025. Immagini Credits Mark Niedermann
Se a Berna si celebra, in altre due città europee invece è il tempo dell’attesa. Il progetto dedicato a Yayoi Kusama è frutto della collaborazione tra la Fondation Beyeler, il Museum Ludwig di Colonia e lo Stedelijk Museum Amsterdam. Curato da Mouna Mekouar, Curator at Large, con il project management di Charlotte Sarrazin. Un’alleanza istituzionale che riflette l’importanza attribuita alla retrospettiva nel panorama museale europeo.
A raccogliere ora il testimone sarà il Museum Ludwig di Colonia, dove la retrospettiva aprirà il 14 marzo 2026 per restare visitabile fino al 2 agosto. Qui il progetto troverà una nuova declinazione all’interno di uno dei musei tedeschi più attenti alle ricerche del secondo Novecento, Dopo l’estate sarà invece la volta dello Stedelijk Museum Amsterdam, dall’11 settembre 2026 al 17 gennaio 2027.
Immagini courtesy Fondation Beyeler
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