Tra luce e materia, la designer Sandra Benhamou evita l’ovvio, facendo emergere la poesia dai dettagli inattesi.
Accade, a volte, che l’eleganza emerga da morbide fluttuazioni tra posizioni opposte. È quella che attraversa il lavoro di Sandra Benhamou, interior designer parigina di origini italo- tunisine. La sua cifra progettuale sembra nascere da una tensione tra forza e discrezione, memoria e invenzione, luce mediterranea e rigore moderno.
La ricerca di uno stile personale

Amaury Laparra
“Cerco di evitare lo stile e i percorsi prestabiliti, a tutti i costi”, racconta. “Lavoro per tocchi, come una pittrice o una compositrice, finché il progetto non trova il suo equilibrio, la sua anima”. La sua è una pratica intuitiva, nutrita da riferimenti eterogenei – il cinema, l’arte contemporanea, la fotografia, i grandi maestri del design italiano, tra cui Carlo Scarpa – che Benhamou assorbe e rielabora fino a renderli materiale sfaccettato, il più possibile personale.
L’imperativo di evitare l’ovvio rappresenta un mantra, e un esercizio quotidiano di vigilanza critica. “Cerco di sfuggire a ciò che costruiamo per riflesso”, spiega. “Mi chiedo sempre se un’idea nasca da un’abitudine o se sia davvero libera. Il nostro cervello, infatti, tende a riprodurre immagini familiari”.
Le collezioni di Sandra Benhamou tra cinema e Milano

©Edouard Auffray
A generare la sua grammatica progettuale è dunque un’immaginazione fervida, gravida di suggestioni e colore. “Inizio spesso da un personaggio, un’atmosfera. Poi invento una scena, un prima e un dopo. Inserisco tracce di un passaggio, di un’emozione”. Da questo immaginario nascono i suoi interni e le collezioni di arredi, pensate come micro-racconti autonomi. Ne sono un esempio Ginger, che guarda al cinema di Scorsese attraverso mobili bar, specchi e poltrone in acciaio, ottone e vetro specchiato; oppure Marfa, che si ispira a un minimalismo dalle vibrazioni folk, o ancora L’Appuntamento, un omaggio alla Milano culturale e alle sue muse femminili, da Ornella Vanoni a Gabriella Crespi, dando forma a un tavolo da scacchi in legno di iroko e travertino, un divano in velluto e un lampadario scultoreo in vetro di Murano.
Casa Barbara, il progetto di Sandra Benhamou per il senior living

©Edouard Auffray
Con Casa Barbara, poi, progetto di senior living a Levallois-Perret, in Francia, Sandra Benhamou porta questa sensibilità in un territorio raramente associato al lusso. “Volevamo reinventare la casa di riposo, farne un posto in cui vivere davvero”. Un luogo fatto di spazi flessibili, conviviali, ispirati a un’idea mediterranea dell’abitare, dove riaffiorano le sue radici tunisine attraverso gioia, calore e luce. Perché evitare l’ovvio significa anche restituire dignità, complessità e umanità agli spazi e a coloro che li abitano.
Articolo tratto dal numero primaverile di Robb Report Italia
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