Da Yoi, all’interno di Capella Kyoto, Mario la Pietra porta le sue esperienze internazionali in un progetto che intreccia cocktail, cucina, design e cultura giapponese.
Mario la Pietra ha costruito la propria carriera attraversando città che parlano lingue diverse dell’ospitalità. Londra, Sydney, Taipei sono tappe che hanno trasformato il suo modo di pensare un bar. L’ultimo capitolo è Yoi, all’interno di Capella Kyoto, dove guida il beverage program di un progetto da poco aperto.
Mario la Pietra: dal rigore dell’hôtellerie alla mixology sperimentale

Originario di San Severo, è partito giovanissimo per Londra, “la città dove sono nato professionalmente, vedendo un mondo che mi era totalmente sconosciuto”. Al Bassoon Bar del Corinthia London è diventato head bartender, incontrando il rigore della grande hôtellerie. “Era tutto legato alla disciplina”, ricorda. Un’esperienza che gli ha insegnato precisione, attenzione al dettaglio e gestione del servizio. Sydney ha aperto una stagione diversa. Al Charlie Parker’s è arrivato negli anni in cui la mixology internazionale sperimentava con rotovap, nuove tecniche e strumenti da laboratorio. “Tutti i macchinari da laboratorio, tutte le cose straordinarie che potevamo fare, laggiù le abbiamo provate”.
Yoi al Capella Kyoto, il nuovo progetto

Dopo Taipei, dove ha lavorato come task force per Capella, è arrivato Kyoto. Qui Mario la Pietra ha sviluppato Yoi partendo da un’idea precisa, “Non volevo che fosse una biblioteca”, racconta. Il bar ruota attorno al bancone e alla cucina a vista, mettendo in relazione cocktail e cibo. Anche lo spazio racconta Kyoto attraverso una prospettiva personale: un tempo ospitava una scuola elementare e conserva le lampade dell’ex aula di scienze e il pavimento della sala musica. Il design contemporaneo dialoga con queste tracce, mentre la colonna sonora attraversa anni Ottanta e city pop. Il nome Yoi richiama il passaggio tra tramonto e notte, il momento in cui il locale prende vita.
Mario la Pietra, i cocktail di Yoi e le influenze della cultura giapponese

La carta dei drink segue lo stesso approccio e, in una città scandita da menu con proposte stagionali, la Pietra sceglie una continuità diversa. Tra i cocktail che raccontano meglio il suo percorso c’è “The Other Rice Negroni”, nato da quello che definisce “un ricordo profondamente milanese”: il drink Negrosky. Iichiko Saiten prende il posto del gin e incontra sherry, bitter, ginepro e un’infusione di genmaicha, completati da un cracker di riso. Kyoto, intanto, continua a sorprenderlo. “Quando arrivi qua da expat ti rendi conto che le cose sono diverse”. La lingua, i codici sociali e una quotidianità sospesa tra tecnologia e rituali analogici richiedono tempo per adattarsi. È proprio da questo incontro che Yoi prende forma: un bar in cui le esperienze maturate da Mario la Pietra tra Europa, Australia e Asia trovano a Kyoto un nuovo vocabolario.
Articolo tratto dal numero autunnale di Robb Report Italia
Immagini courtesy Yoi
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