Con Le Chœur des Pierres, presentata a Saint-Tropez, Cartier firma una nuova collezione di Alta Gioielleria in cui la gemma è origine, voce, ritmo e destino del gioiello.
In francese, basta un accento a cambiare tutto. Chœur significa coro, cœur è il cuore. Si pronunciano nello stesso modo, ma rivelano due anime diverse: da una parte la coralità, l’armonia di più voci; dall’altra il centro pulsante, il nucleo emotivo da cui tutto nasce. Cartier sceglie proprio questa ambiguità poetica per il titolo della sua nuova collezione di Alta Gioielleria, Le Chœur des Pierres.
Le Chœur des Pierres nasce dall’ascolto delle pietre

Le pietre, infatti, non vengono adattate a un disegno preesistente. Al contrario, sono proprio loro a dettare la direzione. Forma, colore, intensità, inclusioni, vibrazione interna: ogni gemma diventa il punto di partenza di una costruzione estetica e tecnica. È un rovesciamento sottile, ma decisivo. Il gioiello ascolta letteralmente la pietra.
“Le Chœur des Pierres risuona come un gioco di parole, il trait d’union fra cuore e coro”, afferma Pierre Rainero, direttore dell’immagine, dello stile e del patrimonio Cartier. “Stessa pronuncia, due significati diversi che, insieme, esprimono l’arte di Cartier nel selezionare le gemme e sublimarle in creazioni uniche”.
La presentazione della collezione e il linguaggio delle pietre

Le Chœur des Pierres è stata svelata a Saint-Tropez, dove Cartier ha riunito stampa internazionale e ospiti quali Shu Qi, Zoe Saldaña e Tilda Swinton in un château allestito con opere moderne di Damien Hirst, Yves Klein e Anselm Kiefer, all’interno di una tenuta del XVII secolo. Un dettaglio non secondario: la scenografia dialogava con il tema stesso della collezione, facendo emergere la pietra come presenza quasi museale, materia antica capace di attraversare epoche, arti e linguaggi.
Il primo capitolo comprende oltre 125 pezzi unici e ha richiesto più di 85.000 ore di lavoro. Alexa Abitbol, direttrice del Polo Alta Gioielleria Cartier, ha definito la collezione “una sinfonia di luci in cui ciascuna gemma intona una melodia unica”. Ma il dato tecnico, pur impressionante, non basta a spiegare il fascino dell’insieme. La vera chiave sta nel rapporto tra la singolarità della pietra e la capacità della Maison di trasformarla in linguaggio.
Le Chœur des Pierres: Olorra e Solenara
È il caso del collier Olorra, costruito intorno a cinque smeraldi colombiani per un totale di 40,67 carati: la loro presenza cromatica genera l’intera architettura del gioiello. Il motivo a raggiera, i turchesi e i lapislazzuli tagliati su misura, l’alternanza con i diamanti compongono una partitura verde-blu che richiama uno degli accostamenti storici dell’estetica della Maison sin dai primi decenni del Novecento.
La collana Solenara presenta, invece, due smeraldi di forte presenza organica che impongono una forma più essenziale. Qui il disegno sembra fare un passo indietro per lasciare che siano la rotondità, il volume e la densità del verde a creare tensione con la geometria dei diamanti. Il risultato non è minimalismo nel senso freddo del termine, ma una forma di disciplina: la rarefazione come rispetto della pietra.
Le Chœur des Pierres e l’eredità Tutti Frutti

In Tutti Kanya Cartier riecheggia il repertorio Tutti Frutti. Al centro, uno smeraldo inciso dello Zambia di 30,33 carati, coronato da fiori, foglie e bacche scolpiti in rubini, zaffiri e smeraldi. La composizione lavora sul rosso, verde e blu come su tre voci distinte, in una logica davvero corale. Il motivo principale può essere indossato anche come spilla, mentre una nappa di rubini realizzata con tecnica d’infilatura introduce quella dimensione di trasformabilità che attraversa la storia Cartier.
Pyra e la trasformabilità secondo Cartier

La trasformabilità nella collezione Le Chœur des Pierres torna anche in Pyra. Può essere indossato come orecchino, spilla o ornamento per i capelli. Questo gioiello mette in dialogo diamanti di color arancio e diamanti bianchi. Lo spunto è un diadema d’inizio Novecento, ma l’effetto è tutt’altro che nostalgico: una pioggia di diamanti mobili, pensata per abitare il movimento del corpo e dei capelli.
La pantera e il messaggio finale di Le Chœur des Pierres

Non manca il tema animalier: in Panthère Kentia, il felino si avvolge intorno a uno zaffiro di Ceylon cabochon da 50,13 carati. Gli occhi smeraldini e le macchie in onice tagliato su misura restituiscono alla pantera quella tensione tra naturalismo e astrazione che ne ha fatto, dal 1914, uno dei grandi emblemi della Maison.
In Le Chœur des Pierres, Cartier non firma soltanto una collezione di Alta Gioielleria: costruisce un ascolto. E nel lusso contemporaneo, dove l’eccesso rischia spesso di coprire la sostanza, ascoltare la materia è forse il gesto più raro.
Immagini courtesy Cartier
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