A Santa Lucia, la casa dell’avvocato Marco Campora parla un linguaggio partenopeo.
Ogni città ha il suo vocabolario dell’eleganza. Quello di Napoli è fatto di fulgidi opposti: rigore e disordine, monumentalità e vita quotidiana, palazzi maestosi e interni decadenti, imperfetti ma vivi. Un’estetica pulsante che rifugge ogni idea di lusso levigato. La casa dell’avvocato penalista Marco Campora, progettata dall’architetto Pietro Salvatore Caliendo nel quartiere di Santa Lucia, sembra nascere da qui: dalla consapevolezza che l’architettura non debba sottrarsi alla complessità della città, bensì assorbirla e restituirla attraverso lo spazio, la materia e la luce.
L’ingresso e la scala progettate da Pietro Salvatore Caliendo

Così, dietro un portoncino decorato d’inizio Novecento, si apre un vestibolo dominato da un ampio dipinto dai toni del blu, elemento quasi teatrale che accompagna il passaggio tra lo studio professionale del proprietario e l’abitazione privata. Fin dall’ingresso, il progetto tratteggia un equilibrio tra rigore e memoria attraverso geometrie essenziali, mentre la luce naturale genera continui chiaroscuri, evocando quella drammaticità luminosa tipica della cultura visiva napoletana. Vera protagonista dell’ambiente è la scala: in ferro e pietra chiara, attraversa verticalmente l’appartamento con una leggerezza quasi grafica, in una citazione alla celebre scala progettata da Franco Albini per Villa Prestarini nel 1939. Qui, però, il razionalismo milanese viene reinterpretato attraverso una sensibilità più mediterranea e atmosferica, calda. Il ballatoio attraversa un antico muro di spina, mentre un lucernario lascia filtrare la luce sulle superfici volutamente imperfette con tracce di stucco e irregolarità, segni del tempo che il progetto conserva come parte viva della casa.
La zona giorno con vista sul Vesuvio

Cuore della residenza è poi la zona giorno, uno spazio luminoso attraversato dal paesaggio esterno. Le grandi vetrate incorniciano il Vesuvio, presenza costante e quasi metafisica, mentre la pietra chiara dei pavimenti amplifica i riflessi del cielo. Un diaframma scorrevole separa il living dalla cucina con isola centrale, costruendo una continuità fluida tra gli ambienti. Perla del progetto è, infine, il terrazzo. È lui a restituire l’anima più profonda della casa. Più che uno spazio outdoor, un osservatorio sulla geografia emotiva di Napoli: le torri del Centro Direzionale, il porto, il Borgo Marinaro, Castel dell’Ovo, Monte Echia. Pietro Salvatore Caliendo lo trasforma in un paesaggio domestico mutevole, fatto di arbusti mediterranei, zone d’ombra e fioriture che cambiano volto durante l’anno. Un luogo che, come gli interni, si pone in conversazione con la città. Intensa e viscerale.
Articolo tratto dal numero estivo di Robb Report Italia
Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Robb Report Iscriviti





