Una sequenza di forme essenziali attraversa gli spazi della Palazzina Masieri con Reflections on Brancusi, dove il pensiero plastico di Constantin Brancusi riemerge in una lettura contemporanea.
A Venezia, la mostra Reflections on Brancusi costruisce un confronto tra opere, linguaggi e materiali all’interno di un edificio ridisegnato da Carlo Scarpa negli anni Sessanta.
Un progetto espositivo per Brancusi

Nel 2026, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Brancusi, Galerie Negropontes inaugura un ciclo espositivo articolato tra Parigi e Venezia chiamato Reflections on Brancusi. Il capitolo veneziano, aperto dal 26 marzo, sviluppa un dialogo tra arte e architettura, ponendo al centro la continuità della ricerca scultorea. La Palazzina Masieri diventa parte integrante del racconto: lo spazio progettato da Scarpa accoglie una riflessione sul rapporto tra materia e forma, tra equilibrio e tensione. Fotografia e scultura entrano in relazione, definendo un percorso che si sviluppa su tre livelli.
Reflections on Brancusi: il piano terra

L’ingresso introduce un ambiente che richiama lo studio di Brancusi. Le sculture di Mauro Mori si dispongono in sequenze sovrapposte, dove ogni elemento diventa base e sostegno per un altro. Questa modalità rimanda alla pratica del maestro, fondata su una costruzione progressiva della forma.
Mori lavora materiali naturali come il legno di Albizia rosa, modellato con attenzione alla struttura e alla memoria della materia. Le sue opere, tra legno e pietra, funzionano anche come piedistalli per sculture in marmo, mentre la serie Red Variations introduce un confronto con forme organiche e astratte.
Accanto a queste opere, le fotografie in bianco e nero di Dan Er. Grigorescu dedicate al Torso di Brancusi rafforzano il dialogo visivo e richiamano le coppie scultoree concepite da Scarpa.
La fotografia come interpretazione

L’intero progetto espositivo Reflections on Brancusi ruota attorno allo sguardo di Dan Er. Grigorescu. Le sue immagini, realizzate esclusivamente in bianco e nero e con luce naturale, isolano le sculture attraverso inquadrature ravvicinate e fondi scuri.
Il risultato è una lettura analitica della forma, dove contrasti e dettagli restituiscono la struttura essenziale delle opere. Questa ricerca fotografica, sviluppata già negli anni Sessanta e presentata anche alla Biennale di Venezia del 1982, traduce in immagini la visione plastica di Brancusi. Dodici di queste fotografie fanno oggi parte delle collezioni del Centre Pompidou, a conferma della loro rilevanza nel panorama della fotografia d’arte.
Reflections on Brancusi: il primo piano
Il primo piano mette in relazione le opere di Mircea Cantor e Gianluca Pacchioni. Cantor lavora sul tema della verticalità attraverso sculture lignee che evocano figure umane e riflessioni filosofiche. La serie Add Verticality to Your Seat (To Socrates) utilizza legni antichi lavorati con tecniche tradizionali, trasformando oggetti funzionali in presenze simboliche. Le sfere della serie Take the World into the World introducono un’idea di contenimento e densità, come forme che custodiscono un racconto interno. Il riferimento a Brancusi emerge anche in opere che richiamano la Endless Column e la Borne-frontière.
Pacchioni, con le sculture Egg Static, lavora sull’equilibrio tra stabilità e slancio. Le forme in onice poggiano su basi in ferro e suggeriscono una tensione costante tra forza e fragilità, in relazione diretta con la ricerca di Brancusi.
Brancusi tra paesaggio e monumento, la mostra all’ultimo piano

All’ultimo piano della mostra Reflections on Brancusi, il confronto si amplia. Le fotografie di Grigorescu dialogano con le opere a colori di Cantor dedicate al complesso monumentale di Târgu Jiu. Questo accostamento mette in evidenza la dimensione spaziale del lavoro di Brancusi, concepito come un sistema unitario tra scultura, percorso e ambiente. Due epoche diverse si incontrano attraverso immagini che interpretano lo stesso luogo, mostrando la persistenza di una visione che attraversa il tempo.
Immagini courtesy Galerie Negropontes
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