La Lamborghini Miura è la Supercar che ha cambiato per sempre il concetto di vetture ad alte prestazioni.
Una data precisa segna un cambio di passo nell’automobile: 10 marzo 1966, al Salone di Ginevra. Sullo stand Bertone compare una vettura arancione che introduce un nuovo equilibrio tra tecnica e forma. La Lamborghini Miura entra in scena con un’impostazione radicale e la chiara idea di portare su strada soluzioni fino a quel momento riservate al motorsport. Pochi elementi bastano per comprenderne la portata: motore V12 in posizione centrale trasversale, architettura compatta e distribuzione dei pesi studiata per la guida. Il risultato definisce un nuovo riferimento per le vetture ad alte prestazioni.
Una supercar che nasce da un’intuizione tecnica

All’inizio degli anni Sessanta Lamborghini è un costruttore giovane, con ambizioni chiare. Dopo la 350 GT, Ferruccio Lamborghini punta a creare una vettura capace di superare i limiti dei veicoli al tempo in produzione. Da questa visione prende forma il progetto che diventerà la supercar Miura. Il team guidato da Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani sviluppa un telaio leggero in acciaio e un V12 da 3.929 cc montato trasversalmente dietro l’abitacolo. Una scelta tecnica inconsueta per l’epoca, pensata per massimizzare le prestazioni e l’equilibrio dinamico.
Il primo telaio esposto nel 1965 al Salone di Torino attira l’attenzione immediatamente con la sua struttura essenziale, il peso contenuto e l’impostazione da competizione. L’incontro con Bertone completa il progetto: Marcello Gandini disegna una carrozzeria che interpreta la meccanica con coerenza e tensione formale.
Design e proporzioni della supercar Miura

La Miura introduce un linguaggio stilistico che si lega direttamente alla funzione con un’altezza contenuta in 105 centimetri, superfici tese e prese d’aria integrate nella carrozzeria. Ogni elemento risponde a esigenze di raffreddamento, aerodinamica e visibilità. I fari a scomparsa con “ciglia”, le lamelle posteriori e le griglie funzionali raccontano un approccio progettuale che unisce estetica e tecnica. La carrozzeria resta compatta, lunga 4,36 metri, con proporzioni che anticipano la configurazione delle future supersportive. Anche la gamma di colori segna un passaggio importante con tonalità accese e personalizzazioni ampie, che portano la Supercar Miura oltre le convenzioni cromatiche dell’epoca.
V12, il cuore della supercar

Il pezzo forte della supercar Miura è il V12 Lamborghini. Nella versione P400 eroga 350 CV, che diventano 370 CV nella P400 S e 385 CV nella P400 SV. Le prestazioni riflettono l’ambizione del progetto: fino a 290 km/h di velocità massima, valore che all’epoca rappresenta un primato tra le vetture di serie.
La configurazione iniziale prevede un unico sistema di lubrificazione per motore e trasmissione, soluzione compatta ma complessa. Con l’evoluzione della SV arriva la separazione dei sistemi, migliorando affidabilità e gestione tecnica. Il cambio manuale a cinque marce e la trazione posteriore completano un insieme che richiede attenzione e precisione nella guida, restituendo una risposta diretta e continua.
L’eredità della Supercar Miura

La Miura introduce il concetto di supersportiva a motore centrale destinata alla strada e stabilisce una linea evolutiva che prosegue nei modelli successivi del marchio. Il V12 diventa elemento distintivo e punto di partenza per decenni di sviluppo.
La presenza in film, riviste e contesti culturali amplia il raggio d’azione della vettura, trasformandola in riferimento anche oltre l’ambito automobilistico. La scena iniziale di “The Italian Job” del 1969 ne rafforza il ruolo nell’immaginario collettivo. A sessant’anni dal debutto, la supercar Miura mantiene un valore preciso: rappresenta un passaggio tecnico e progettuale che continua a influenzare il modo di concepire le alte prestazioni su strada.
Immagini courtesy Lamborghini
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