Alla Stazione Leopolda, la 24ª edizione di Pitti Fragranze ha fotografato una profumeria artistica sempre più internazionale e trasversale con oltre 290 brand, ricerca sulle materie, nuove tecnologie emozionali, skincare e cultura d’impresa.
Tra i progetti da ricordare, Meo Fusciuni, Villoresi, la selezione Olfattorio, Beauty Heritage e l’epica contemporanea di Etat Libre d’Orange Più che una vetrina di lanci, Pitti Fragranze 24 ha restituito l’immagine di un settore che sta ridefinendo il proprio perimetro. Dall’11 al 13 settembre, alla Stazione Leopolda di Firenze, il salone di Pitti Immagine ha riunito oltre 290 brand, circa il 75% provenienti da una trentina di Paesi esteri, segnando un record di presenze espositive. Sul fronte business, oltre 2.000 buyer specializzati e, con il sostegno di ICE, un incoming di oltre 150 buyer e operatori media internazionali da più di 30 mercati: numeri che confermano Firenze come snodo della profumeria di ricerca e, sempre più, del beauty indipendente.
Pitti Fragranze 2026 punta su cura e neuroscienze

La parola guida, Cura, è stata anche una chiave di lettura del mercato. Cura della materia prima, del gesto creativo, della relazione con chi indossa il profumo; ma anche cura intesa come benessere psicofisico. Il focus su Augmented Fragrances e Double Power Skincare ha messo a fuoco una frontiera già concreta: fragranze e formule cosmetiche chiamate ad agire non soltanto sul corpo, ma su emozioni, autostima e stati d’animo. È lo stesso passaggio che porta il profumo dall’ornamento alla progettazione dell’esperienza, tra neuroscienze, emotional design, retail immersivo e nuove forme di socialità olfattiva.
Skincare e nuovi talenti a Pitti Fragranze 2026

Anche la struttura del salone raccontava questa espansione. L’area Spring ha dato spazio ai talenti emergenti e ai debutti internazionali; Soul and Skin ha consolidato la presenza dello skincare indie; Code Korea@Fragranze ha intercettato l’innovazione coreana; mentre il dialogo con la moda, incarnato dallo Special Guest Niccolò Pasqualetti, ha mostrato quanto fragranze e fashion stiano convergendo non solo nel racconto, ma nelle strategie distributive. Accanto ai nuovi nomi, la master perfumer Daniela Andrier ha scelto Firenze per svelare la propria maison, ribadendo il ruolo della manifestazione come piattaforma di autorevolezza creativa.
La profumeria artistica amplia il proprio perimetro
La fotografia finale è quella di una nicchia meno autoreferenziale e più culturale: capace di parlare di ingredienti naturali e tecnologia, memoria e futuro, heritage e sperimentazione, identità personale e mercato globale. In un panorama affollato di lanci, il valore non sta più soltanto nell’originalità della formula, ma nella capacità di costruire un universo credibile. È qui che Pitti Fragranze continua a pesare: selezionando, mettendo in relazione e trasformando il prodotto profumo in un linguaggio del presente.
Pitti Fragranze: Meo Fusciuni, la memoria come materia

Meo Fusciuni è il nome d’arte di Giuseppe Imprezzabile, profumiere che nel 2010 ha fondato con Federica Castellani un progetto in cui botanica, chimica, viaggio e memoria diventano racconto. A Firenze ha mostrato la sua capacità di muoversi su più registri. Amara Vita, diciottesima fragranza e primo gourmand della maison, trasforma la fine di un amore in materia: cacao come “pietra filosofale”, lampone e arancia, iris, sandalo e tonka, fino a cuoio e oud. Per Carthusia, dopo Intenso di Sandalo, firma Nero, suo primo tributo all’oud, tra zafferano, cassis, cioccolato, pelle e legni. Più radicale Istituto dell’Odore, creato con Castellani: un archivio olfattivo immaginario che trasforma il profumiere in custode di odori, materie e ricordi da preservare per il futuro.
Vol d’Abaris, il passaggio di testimone

Vol d’Abaris non è soltanto il nuovo profumo di Lorenzo Villoresi: è un passaggio generazionale. La Maison, fondata a Firenze nel 1990 da Lorenzo dopo anni di studi, viaggi e ricerca sulle materie aromatiche, affida per la prima volta una creazione ad Alessandro Villoresi, formatosi in profumeria a Grasse e qui al debutto in stretta collaborazione con il padre. Il nome richiama Abaris, l’iperboreo prescelto da Apollo, capace di volare su una freccia d’oro. La composizione traduce il mito in una sensualità luminosa: al centro un estratto di vaniglia di alta purezza, avvolto da fiori rari, sfumature cipriate e musk. Più che una rottura, è l’ingresso di una nuova voce Oud for Grace dentro un linguaggio già riconoscibile: libertà creativa, qualità delle materie e una visione del profumo come arte colta ma immediatamente sensoriale.
Pitti Fragranze: Olfattorio, il lusso della selezione

A Pitti, Olfattorio Bar à Parfums ha ribadito il valore della distribuzione come atto curatoriale: non un semplice portfolio, ma una mappa di linguaggi costruita in oltre quarant’anni di ricerca. Tra le acquisizioni più significative, Initio Parfums Privés con Oud for Grace, lettura contemporanea dell’oud; Obvious con Une Amande; Fragrance du Bois con Forbidden Plum; Atelier Materi con Rose Palezia ed Ella K con Myrrh K. Le anteprime aggiungono Akro con Heat, Miller Harris con Scherzo Extrait, Room 1015 con Kokoa Bang e Maison Rebatchi con Oud de Soirée. Una selezione volutamente eterogenea, dalla materia prima al gourmand, che fotografa il nuovo lusso olfattivo: riconoscibile e narrativo, ma aperto a registri diversi. Con Swiss Perfection, Misula e Neal’s Yard Remedies, la ricerca si estende anche allo skincare.
Beauty Heritage, il futuro è negli archivi

Tra le novità più strategiche di Pitti c’è Beauty Heritage, progetto nato nel 2026 da Stefania Bellinazzo, Maria Canella e Isella Marzocchi per dare al patrimonio storico del beauty italiano la stessa dignità culturale già conquistata da moda e design. Il punto è netto: heritage non significa nostalgia. Archivi, formule, packaging, campagne e saperi manifatturieri possono diventare materia attiva per innovazione e brand identity. Beauty Heritage propone mappatura, riordino e digitalizzazione degli archivi, ma anche mostre, monografie, edizioni speciali, formazione e ricerca con università e istituzioni. È un cambio di prospettiva per un’industria spesso concentrata sull’ultima novità: il lusso contemporaneo vive anche della capacità di riconoscere, conservare e rimettere in circolo la propria memoria.
Pitti Fragranze: Uruk Chronicles, il gourmand diventa epopea

Tra molte anteprime, Uruk Chronicles merita spazio perché condensa due movimenti forti della profumeria contemporanea: il gourmand più adulto e stratificato e uno storytelling culturale capace di dare profondità alla formula. Etat Libre d’Orange affida a Jordi Fernández una rilettura dell’Epopea di Gilgamesh, una delle più antiche narrazioni della civiltà, trasformando la ricerca dell’immortalità in metafora della memoria. Fragola e mandarino aprono il racconto; zafferano e iris lo rendono speziato e cipriato; tonka, cedro e cypriol costruiscono un fondo caldo e terroso. È una scelta molto coerente con le tendenze del momento: frutti sofisticati, gourmand meno zuccherini, tonka protagonista e iris in ascesa. Il punto di forza è l’equilibrio tra piacere immediato ed erudizione: la scia, come il nome di Gilgamesh, diventa ciò che resta.
Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Robb Report Iscriviti


