Considerati da un’esperta “gli yacht per eccellenza da possedere e con cui regatare”, i nuovi yacht J-Class attirano una nuova generazione di armatori che ne apprezza l’eredità storica.
Quando gli yacht J-Class spiegano le vele possono raggiungere una superficie di circa 697 metri quadrati. Queste imbarcazioni, già di per sé spettacolari, sono impossibili da ignorare. Imponenti spinnaker, genoa e rande si gonfiano sopra scafi slanciati e dalle linee curve, introdotti quasi un secolo fa. Mentre i 25 membri dell’equipaggio di ogni yacht si muovono con la precisione coreografica richiesta durante una regata.
Yacht J-Class, una nuova generazione di armatori
«Vedere quattro, cinque o sette yacht regatare è semplicemente così bello da togliere il fiato», afferma Louise Morton, segretaria della J-Class Association. Uno spettacolo più comune negli anni Trenta, quando questi yacht imponenti e veloci, con lunghezze comprese tra 36 e 43 metri, partecipavano all’America’s Cup e ad altre regate ed erano di proprietà di alcuni tra i più facoltosi appassionati di vela dell’epoca.
Quest’anno si assiste a una sorta di rinascita, con una flotta composta da J-Class nuovi e storici pronta a raggiungere il Mediterraneo. Questa formazione comprende un nuovo gruppo di armatori, molti dei quali prendono personalmente il timone. Nonostante gli enormi costi di gestione e manutenzione, questa nuova generazione di custodi comprende il ruolo fondamentale che la J-Class riveste nella storia della vela. Inoltre uno di questi è considerato «lo yacht per eccellenza da possedere e con cui regatare», secondo Morton.
Yacht J-Class, Rainbow, Hanuman e Svea in regata
Tra le imbarcazioni della flotta figura Rainbow. Si tratta di una replica del 2012 dell’originale commissionato dal magnate delle ferrovie Harold Vanderbilt nel 1934 e oggi è condotta dal nuovo armatore Peter Harrison, CEO di Richard Mille EMEA.
Fa parte della flotta anche Hanuman, replica del 2009 di Endeavour II del 1937. Era stata commissionata dal fondatore di Netscape Jim Clark, anche se recentemente lo yacht è stato acquistato dal velista italiano Giovanni Lombardi Stronati, che ne ha assunto anche il comando. Entrambe le imbarcazioni daranno vita a un’accesa competizione con Svea, di proprietà dell’imprenditore svedese Niklas Zennström, quando i tre yacht si incontreranno a Les Voiles de Saint-Tropez alla fine di settembre. Rainbow e Svea si sono già affrontati a giugno alla Superyacht Cup Palma Richard Mille.
Basato sui progetti realizzati nel 1937 da un architetto navale svedese e concretizzato soltanto otto decenni più tardi, Svea, lungo 43,6 metri, è il J-Class più lungo mai costruito. Varato nel 2017, ha ottenuto risultati costanti nel circuito delle regate. Anche Lionheart, costruito nel 2010 sulla base di progetti storici, è uno dei preferiti dal pubblico.
La storia di Shamrock V e degli esemplari originali
Negli anni Trenta, 10 yacht J-Class originali gareggiavano nel circuito delle regate. Di questi, Shamrock V, Endeavour e Velsheda (tutte imbarcazioni britanniche) furono le uniche a sopravvivere, mentre i sei esemplari americani vennero demoliti. All’inizio degli anni Ottanta, l’ereditiera statunitense Elizabeth Meyer riportò Shamrock V ed Endeavour al loro antico splendore, contribuendo a riaccendere l’interesse per la classe.
Costruito originariamente per Sir Thomas Lipton, Shamrock V rimane il più celebre tra i J-Class. Ha recentemente completato un restauro durato quattro anni e mezzo, che ha richiesto 247 mila ore di lavoro. È prevista la partecipazione a due regate in Grecia e un’apparizione come ospite il prossimo anno alla 38ª America’s Cup di Napoli. «Si scende dalla barca con la sensazione di aver reso omaggio agli elementi e all’essenza stessa del nostro sport», afferma il nuovo armatore di Shamrock, velista di lunga esperienza che ammette di avere «un sorriso da un orecchio all’altro ogni volta che navighiamo con vento forte».
Yacht J-Class, dai restauri storici alle repliche moderne
In generale, restauri di questo tipo sono rimasti fedeli alle linee originali, integrando al tempo stesso soluzioni ingegneristiche e sistemi operativi moderni, oltre a interni più ampi. Sono state inoltre completate sei repliche moderne, che combinano progetti risalenti a un secolo fa con le più recenti tecnologie per gli scafi in alluminio, le attrezzature in materiali compositi e le vele. Attualmente in costruzione, una replica di Yankee, defender dell’America’s Cup del 1930, potrebbe riportare la flotta J-Class a quota 10 unità.
Dalle regate alle lunghe navigazioni
I J-Class hanno dimostrato le proprie qualità anche come yacht da crociera. Velsheda, per esempio, ha navigato fino in Nuova Zelanda passando attraverso il Canale di Panama, mentre altri esemplari hanno percorso migliaia di miglia nautiche. Wick Hillege di Dykstra (lo studio olandese di architettura navale coinvolto nel refit o nella ricostruzione di sei J-Class) oltre a Yankee, ritiene che la missione principale debba rimanere la competizione, proprio come negli anni d’oro. «Ci concentriamo affinché possano esprimere il massimo del loro potenziale prestazionale», afferma. Le repliche possono essere più veloci, ma gli scafi affusolati e gli imponenti piani velici rimangono il principale elemento di richiamo visivo dell’intera flotta. «È uno stile che, in qualche modo, funziona sempre», afferma Hillege. «Soprattutto per quel legame con il passato».
Articolo di Robbreport.com
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