Yapa Antiparos apre sull’isola delle Cicladi con una proposta gastronomica che intreccia ingredienti locali, piatti signature e una ricerca costruita sul dialogo con il territorio.
Quando un ristorante decide di spostarsi, porta con sé gesti, ingredienti e relazioni. Il valore della destinazione emerge dalla capacità di tradurre tutto in un nuovo contesto senza perderne l’identità. È il percorso scelto da Yapa, che per l’estate 2026 approda ad Antiparos e trasferisce nelle Cicladi una visione gastronomica sviluppata negli ultimi cinque anni a Milano.
Dopo essersi affermato come una delle realtà più riconoscibili della scena gastronomica milanese, Yapa amplia il proprio raggio d’azione con una destinazione stagionale che trova nell’isola greca un ambiente coerente con la propria ricerca. Il progetto prende forma all’interno dell’ex Museo del Folklore di Antiparos e nasce dalla collaborazione con Anastasia Tsoureka Saracaki di Louisaworld SA e Thanasis Panourias, proprietario di Bardot, che entrano a far parte dell’iniziativa come partner locali.
Yapa Antiparos e il significato di un nuovo percorso

Il nome Yapa deriva dal dialetto Quechua e indica “qualcosa in più”: un dettaglio inatteso, un elemento aggiuntivo che arricchisce l’esperienza. Fin dalla nascita del progetto a Milano, questo concetto ha guidato un percorso costruito attraverso l’incontro tra culture, ingredienti, materiali e atmosfere differenti. L’apertura di Yapa Antiparos rappresenta una nuova tappa di questo viaggio. L’isola delle Cicladi diventa il luogo in cui la visione del ristorante trova una nuova espressione, mantenendo al centro valori come autenticità, semplicità, matericità e apertura verso il mondo. L’obiettivo non consiste nel replicare un modello esistente, ma nel lasciarlo evolvere attraverso il contatto con un contesto differente.
Lo spazio di Yapa Antiparos nell’ex Museo del Folklore

La nuova sede occupa gli spazi dell’ex Museo del Folklore di Antiparos, edificio profondamente legato alla memoria e all’eredità culturale dell’isola. L’intervento progettuale interpreta questo patrimonio attraverso il linguaggio estetico di Yapa, dando vita a un ambiente in cui materiali naturali e geometrie essenziali convivono in equilibrio. Paglia, legno e pietra dialogano con il paesaggio circostante, mentre le palette monocromatiche accompagnano l’architettura esistente. Il risultato è uno spazio che unisce il rigore delle forme a una dimensione accogliente, creando continuità tra interno ed esterno e rafforzando il rapporto con il territorio che lo ospita.
La cucina di Matteo Pancetti tra Milano e le Cicladi

Alla guida dell’offerta gastronomica c’è lo chef Matteo Pancetti, che ha sviluppato il progetto culinario partendo da una conoscenza diretta dell’isola e delle persone che la abitano. Nei mesi precedenti all’apertura, il team ha visitato fattorie, pescherie e piccole attività di Paros e Antiparos, costruendo relazioni che oggi influenzano concretamente il menu. L’esperienza gastronomica mantiene un legame con il percorso avviato a Milano. Alcuni piatti che hanno contribuito a definire l’identità di Yapa, come il Ceviche Yapa e il Jamón de Tuna, arrivano ad Antiparos assumendo nuove sfumature grazie agli ingredienti disponibili sull’isola e ai ritmi della vita locale.
Olio d’oliva di Paros, formaggi locali, agnello allevato sull’isola, pani tradizionali e pesce pescato quotidianamente dai pescatori di Antiparos diventano elementi centrali della proposta. A questi si aggiungono basilico greco, pomodori, erbe aromatiche e fiori edibili che contribuiscono a definire una cucina profondamente legata al territorio mantenendo una chiara identità riconoscibile.
Yapa Antiparos e l’incontro con lo street food greco

L’anima nomade che caratterizza il ristorante continua a rappresentare uno degli aspetti centrali dell’esperienza. Ad Antiparos questa ricerca incontra la cultura dello street food greco, trasformandola attraverso il linguaggio contemporaneo sviluppato dal team. Tra gli esempi più rappresentativi compare il Gyros Tartare, preparato con tartare di manzo locale, tzatziki, salsa piccante e pita calda. Il piatto sintetizza il metodo di lavoro di Yapa: partire da riferimenti profondamente radicati nella cultura locale e reinterpretarli attraverso una prospettiva personale. Il rapporto con il territorio si estende anche alla produzione agricola. Oltre alle collaborazioni con coltivatori locali che forniscono verdure, fiori ed erbe aromatiche, il team ha sviluppato un proprio orto dove crescono cetrioli, zucchine, peperoni, peperoncini, pomodori e diverse varietà di basilico ed erbe mediterranee.
Dessert e cocktail raccontano l’isola

Anche la parte finale del percorso gastronomico prosegue il dialogo tra Grecia e universo Yapa. Una torta basca al cioccolato di carruba viene servita con un gelato ispirato al tradizionale caffè freddo greco, mentre una crema catalana alle mandorle incontra una componente croccante che richiama l’halva. La proposta beverage segue la stessa direzione. I cocktail nascono dall’osservazione del paesaggio vulcanico e semi-arido delle Cicladi e si sviluppano attorno alla biodiversità dell’isola. Ulivi selvatici, fichi, timo, lentisco, ginepro fenicio e arbusti mediterranei diventano ingredienti e riferimenti che contribuiscono a costruire una narrazione coerente con il luogo. Come spiega il Bar Manager Matias Sarli, la ricchezza aromatica di Antiparos ha fornito un nuovo vocabolario creativo per sviluppare drink capaci di mantenere lo spirito nomade di Yapa e, allo stesso tempo, di esprimere un forte legame con l’isola.
L’estate 2026 di Yapa Antiparos

Yapa Antiparos ha aperto mercoledì 27 maggio e resterà operativo fino al 31 agosto. Il format prevede esclusivamente il servizio serale, articolato in due turni cena seguiti da un’esperienza cocktail bar notturna. L’approdo nelle Cicladi rappresenta un nuovo capitolo per il progetto nato a Milano. Una destinazione stagionale che amplia il percorso di Yapa attraverso un dialogo diretto con il paesaggio, le persone e le materie prime di Antiparos, confermando la volontà di continuare a esplorare luoghi e culture attraverso il linguaggio della cucina.
Immagini courtesy Yapa
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