Marino Marini torna al centro della scena internazionale con Cavallo e cavaliere, grande bronzo concepito tra il 1956 e il 1957 e protagonista dell’asta Impressionist and Modern Art di Bonhams a Parigi il 3 giugno 2026.
Con Cavallo e cavaliere, figura sospesa tra equilibrio e caduta, lo scultore toscano ha condensato il clima dell’Europa del dopoguerra, trasformando un’immagine classica in un simbolo della fragilità contemporanea. Il bronzo presentato da Bonhams arriva dalla Shell Collection e misura oltre due metri e mezzo di altezza. La stima oscilla tra 1,3 e 2 milioni di euro.
Marino Marini e la tensione del dopoguerra

Con Cavallo e cavaliere, Marino Marini porta a compimento una ricerca sviluppata lungo tutto il Novecento. Nelle opere iniziali il rapporto tra uomo e animale seguiva una composizione stabile, quasi armonica. Dopo la Seconda guerra mondiale, il linguaggio dello scultore cambia direzione: il cavaliere perde il controllo, il cavallo si irrigidisce, la scena assume una tensione fisica ed emotiva che attraversa tutta la produzione matura dell’artista. Nel bronzo destinato all’asta parigina, il cavaliere appare sospeso sopra l’animale, in una posizione precaria. Il corpo resta in bilico, mentre il cavallo sembra fermarsi sul limite della caduta. Bonhams descrive l’opera come una riflessione sulla vulnerabilità e sulla crisi delle certezze europee nel secondo dopoguerra. Emilie Millon, International Director del dipartimento Impressionist and Modern di Bonhams, collega la forza dell’opera alla sua attualità: secondo la specialista, la scultura continua a rappresentare il rapporto fragile tra uomo, natura e forze superiori.
La materia di Cavallo e cavaliere

Le forme geometriche semplificate della scultura aumentano la tensione interna dell’opera e accentuano il contrasto tra controllo e caos. La superficie del bronzo conserva incisioni, tracce di lavorazione manuale e residui di pigmento volutamente mantenuti da Marino Marini dopo la fusione.
Il risultato richiama la consistenza di un reperto archeologico. La materia sembra consumata dal tempo, come se il cavallo e il cavaliere emergessero da una civiltà lontana. Questa scelta conferisce alla scultura una dimensione universale che attraversa epoche e contesti storici. La versione proposta da Bonhams appartiene a una tiratura numerata di tre esemplari più due prove d’artista. Il bronzo venne acquistato nel 1959 dalla Shell Petroleum Company Limited direttamente dall’artista per l’ingresso del nuovo Shell Centre di Londra, progettato dall’architetto Ernesto Rogers.
Marino Marini tra Londra, Zurigo e Milano
Prima dell’inaugurazione del complesso londinese nel 1963, la scultura fu concessa in prestito alla Tate Gallery tra il 1961 e il 1962. Successivamente rimase nella sede Shell di Londra fino al 2012, per poi essere esposta nel campus Shell dell’Aia. Il percorso internazionale dell’opera riflette la traiettoria della carriera di Marino Marini. Nato a Pistoia nel 1901, l’artista frequentò l’Accademia di Belle Arti di Firenze dal 1917 e dedicò gran parte della propria attività alla scultura a partire dagli anni Venti. Le influenze etrusche e il confronto con Arturo Martini segnarono le prime fasi del suo lavoro.
Nel 1929 Marini succedette proprio a Martini alla Scuola d’Arte di Villa Reale di Monza. In quegli anni frequentò Parigi e incontrò figure come Giorgio de Chirico, Massimo Campigli e Alberto Magnelli. Dal 1936 iniziò il rapporto con la Svizzera, tra Tenero-Locarno, Zurigo e Basilea, dove strinse amicizia con Alberto Giacometti, Germaine Richier e Fritz Wotruba.
Immagini courtesy Bonhams
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