Per Francesca Levi Tonolli arte, moda e design appartengono allo stesso gesto creativo. Ogni progetto nasce dalle mani e si sviluppa attraverso un rapporto diretto con la materia, dove tessuti, ferro, legno, vetro e colore diventano superfici da trasformare. Il risultato è una produzione che attraversa discipline diverse mantenendo come filo conduttore l’unicità.
La formazione artistica e le influenze del Novecento

Figlia dell’artista Fulvia Levi Bianchi, cresce in un ambiente frequentato da protagonisti della scena artistica del Novecento, da Giorgio De Chirico a Lucio Fontana, fino al critico Arturo Schwarz. Dopo la formazione all’Accademia di Brera, gli studi di architettura e il diploma in Industrial Design alla Scuola Politecnica di Design, trascorre un periodo in Brasile dedicandosi alla gioielleria prima di orientare la propria ricerca verso il design d’interni e l’arredo su misura.
Il design e la moda di Francesca Levi Tonolli tra arte e sperimentazione

Divani, tavoli, poltrone e lampade vengono realizzati come pezzi unici insieme ad artigiani italiani. Tra le creazioni più rappresentative spiccano le lampade-scultura Re e Regina, figure a grandezza naturale in ferro e ottone che fondono funzione e dimensione narrativa. Nel 2024 presenta al Salone del Mobile una collezione modulare costruita attorno al tema della famiglia, concepita come un insieme di elementi capaci di dialogare tra loro pur mantenendo una propria identità.
Parallelamente, Francesca Levi Tonolli sviluppa una ricerca sulla moda che trasforma giacche, cappotti e abiti in opere irripetibili. Pittura, ricami, passamanerie, pietre e applicazioni tridimensionali intervengono su basi sartoriali classiche, creando un equilibrio tra rigore e libertà espressiva. Oggi il suo percorso prosegue tra arte tessile, design e sperimentazione materica, con una mostra dedicata agli abiti in programma durante la Milano Fashion Week 2026, ulteriore conferma di una visione in cui l’abito si afferma come opera d’arte autonoma.
Cosa ha fatto di recente per la prima volta?
Ho guidato la Ferrari Scaglietti di mio marito tra i colli e le campagne toscane, dopo aver visitato la mostra di Rothko a Firenze.
Ha dei rituali personali?
Ogni giorno scrivo su un quaderno le cose che mi hanno colpito durante la giornata.
Cosa stimola la sua creatività?

Colori e immagini che registro nella memoria.
Cosa la spegne, invece?
La ripetitività e la noia. Cerco sempre nuovi stimoli per non perdermi nel nulla.
Preferisce dare o ricevere consigli?
I consigli sono preziosi, sia darli sia riceverli. L’importante è saperne cogliere il giusto valore.
Ce nʼè uno che vorrebbe aver seguito?
Imparare meglio l’inglese.
La prima cosa che fa appena sveglia?
Devo assolutamente bere un caffè.
Che cosa desidera di più a fine giornata?
Sorseggiare un buon bicchiere di vino in compagnia.
Cosʼè per lei il lusso?
Il vero lusso è poter fare quello che vuoi, quando vuoi e con chi vuoi.
Come descriverebbe il suo stile?

Nasce da come mi sento nel momento in cui inizio a dipingere. Ogni capo riflette il mio stato d’animo e l’emozione che sto vivendo in quel preciso istante. È come avere davanti una tavolozza di colori e una tela bianca da dipingere, solo che al posto della tela c’è un capo destinato a essere indossato.
Un oggetto esclusivo che le piacerebbe possedere?
Una super Porsche con la quale poter schiacciare l’acceleratore senza prendere una multa per eccesso di velocità.
Città e luogo del cuore?
Portofino. Il luogo dei ricordi più belli.
Qual è la sua più grande passione?
Adoro guidare, con mio marito abbiamo corso più volte la Mille Miglia e il Tour de France Auto, ognuno con la propria macchina: meglio separati, per non rischiare di litigare.
Il film che ha nel cuore e perché?
The Sting. Sia per la storia sia per gli attori: per me, i più affascinanti di Hollywood.
Il consiglio più importante ricevuto da sua madre?
Non giudicare mai il prossimo per quello che vedi, ma per quello che senti nel cuore.
In che modo stacca la spina?
Vado a nuotare con la musica nelle orecchie, preferibilmente nel mare di Paraggi.
Se avesse più tempo libero come lo userebbe?
Farei tutto quello che faccio, ma in quarantotto ore: con più tempo, tutto viene meglio!
Chi è il suo guru?
Inès de La Fressange: grande classe, eleganza e semplicità.
Come chiamerebbe questo capitolo della sua vita?
Arte in movimento. L’arte si indossa e si vive, perché diventa parte della nostra vita quotidiana.
Il suo prossimo obiettivo?
Far sì che ci sia una lista d’attesa per avere una mia giacca.
Come trova la calma?
Chiudendo gli occhi e ascoltando Vivaldi.
La sua soddisfazione professionale più grande fino a ora?
Quando, nel 2001, per prima al mondo, stravolsi la classica borsa Kelly applicandovi l’immagine di Marilyn Monroe dipinta da Andy Warhol e trasformandola già allora in un’opera d’arte in movimento: due grandi icone che si incontravano.
E quella personale?
Avere una famiglia meravigliosa. Credo che non si possa desiderare di più.
Articolo tratto dal numero autunnale di Robb Report Italia
Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Robb Report Iscriviti


