Barche appena consegnate, cantieri impegnati per anni e acquirenti che chiedono dati tecnici prima di firmare. In banchina, cinque cantieri italiani con la barca più grande mai varata. Toby Moore, ceo di Informa Prestige e al suo primo anno da responsabile del Monaco Yacht Show 2026, legge la 35ª edizione come un termometro del settore.
Tra i saloni nautici, Monaco occupa una posizione a sé. Cannes e Genova presentano gran parte della produzione, dai day cruiser ai grandi yacht; il Monaco Yacht Show 2026 è invece dedicato ai superyacht che superano i 50 metri e vanno anche ben oltre, come le tre barche più grandi di questa 35ª edizione. In cima c’era Leviathan, 111 metri di Oceanco consegnato a fine 2025 e alla sua prima apparizione a Monaco. Subito dietro Nixie, 102,4 metri di Lürssen, consegnata a giugno e già inserita nel mercato charter. Al terzo posto Draak, l’ex Equanimity, che torna in banchina dopo una trasformazione profonda in support vessel al servizio proprio di Leviathan. Tre barche che, insieme, raccontano bene l’anno: un cantiere olandese e uno tedesco al vertice delle dimensioni, una nuova costruzione che lavora dalla prima stagione e un refit che dà a uno yacht esistente una funzione completamente nuova.
Monaco Yacht Show 2026: il mercato dei superyacht tra nuove costruzioni e refit

Il contesto spiega il resto. Il mercato costruisce meno barche, ma più grandi, e i cantieri di riferimento hanno calendari pieni per i prossimi anni. Chi decide oggi di costruire deve mettere in conto attese lunghe, e questo cambia il motivo per cui si va a Monaco: si cerca ciò che è già disponibile, si valuta un refit, si avvia un progetto con gli interlocutori giusti tutti nello stesso posto. In banchina, infatti, c’è l’intera filiera: cantieri, studi di design e architettura navale, broker, società di classificazione, studi legali, assicurazioni, yacht management. Toby Moore, CEO di Informa Prestige, la divisione lusso del gruppo Informa che organizza il salone, e in questa veste responsabile del Monaco Yacht Show, ne trae la conseguenza: «Un armatore o un broker può portare un progetto da molti milioni di euro dal concept al contratto finale senza mai uscire dal perimetro del salone».
Anche il brokerage è arrivato al salone in un momento favorevole, con una domanda che si sta spostando verso barche più grandi, in particolare nella fascia tra 50 e 70 metri. Chi ha percorso i pontili quest’anno ha avuto la percezione di conversazioni più tecniche e più concrete, con meno visite di cortesia e più clienti arrivati con un’idea precisa di cosa cercare.
Cosa si cerca al Monaco Yacht Show 2026

Con i cantieri pieni, le richieste si sono concentrate su tre fronti. Il primo è la disponibilità immediata: accanto alle barche consegnate nell’anno, in banchina c’era un’ampia flotta di brokerage pronta per l’acquisto o il charter. Il secondo è il refit, che per Moore è oggi «la leva principale» per chi vuole allungare la vita della propria barca, migliorarne le prestazioni o adeguarla agli standard ambientali; Draak ne è l’esempio più evidente. Il terzo è il tempo: in quattro giorni si confrontano decine di yacht e si incontrano cantieri e progettisti che altrimenti richiederebbero mesi di viaggi e incontri.
Il salone ha lavorato soprattutto sull’accoglienza dei clienti privati. Il Prestige VIP Programme, riorganizzato quest’anno, ha accompagnato personalmente gli ospiti più qualificati con visite private a bordo, e l’organizzazione ha selezionato in anticipo i visitatori con un progetto yacht già avviato. È un lavoro poco visibile dall’esterno, ma è quello che trasforma una visita in banchina in un appuntamento commerciale.
Lo stesso clima si leggeva sul fronte brokerage. Il primo Riva 54Metri, Sairu, consegnato nel 2025, è arrivato sul mercato per la prima volta con una richiesta di 42 milioni di euro, affidata a Edmiston e Arcon Yachts. Quando i tempi di costruzione si allungano, un’ammiraglia recente e subito disponibile diventa un’alternativa concreta all’ordine di una nuova costruzione.
La fascia alta segue un calendario proprio al Monaco Yacht Show 2026

Le barche oltre i 100 metri restano poche, ma pesano moltissimo in termini di volume e di lavoro per la filiera. «Si muove con un orologio tutto suo, ma non vive in un mondo a parte», dice Moore. Il segmento eccezionale, secondo lui, comincia ben prima della soglia simbolica dei cento metri, attorno ai 70, dove ogni unità recente che arriva sul mercato trova rapidamente un acquirente. «Il vincolo è la disponibilità, non l’appetito».
Il legame con il resto del settore passa dai cantieri. Sono molti quelli che stanno costruendo la barca più grande della loro storia, con programmi che tengono al lavoro per anni progettisti, ingegneri, artigiani e fornitori. Nixie lo mostra bene: esterni e interni di RWD, un beach club tra i più grandi mai realizzati da Lürssen, un ponte spa e una piscina in vetro di sei metri sospesa sopra la plancia di poppa, e un calendario charter già aperto a 2,4 milioni di euro a settimana.
L’Italia sale di taglia

La notizia più interessante del salone, però, era italiana. Cinque cantieri erano in banchina con la barca più grande mai varata. Sanlorenzo ha portato il 74Steel, esterni di Zuccon International Project, interni di Francesco Paszkowski Design con Margherita Casprini, una nuova ammiraglia che resta appena sotto la soglia delle 2.000 GT. ISA ha presentato Sea Raider X, primo Gran Turismo 67M, esterni di Vallicelli Design, interni di Enrico Gobbi, architettura navale di Palumbo Superyachts, 1.149 GT. Baglietto ha debuttato con il T60, esterni e interni di Francesco Paszkowski Design con Margherita Casprini, 60 metri e 1.100 GT, il più grande nei 172 anni del cantiere spezzino, affiancato dal FAST50, 49,9 metri in alluminio da 30 nodi. Riva ha portato il 54Metri, esterni e interni di Officina Italiana Design, interamente in alluminio, 18 nodi e 499 GT.
Azimut ha chiuso il gruppo con il Grande 44M Shabby, esterni di Alberto Mancini, interni di m2atelier, sovrastruttura in fibra di carbonio e 499 GT. A un occhio tecnico salta subito la gestione delle stazze. Riva sotto le 500 GT, Azimut a 499, Sanlorenzo sotto le 2.000: sono scelte precise, perché le soglie determinano regole applicabili, requisiti di equipaggio e certificazioni, e quindi i costi di gestione. Per un armatore pesano quanto il layout.
La crescita del mercato dei superyacht

C’è poi un secondo elemento comune: quasi tutte queste ammiraglie hanno già più unità vendute. Il T60 ne conta tre, il Grande 44M ne aveva cinque prima della presentazione ufficiale, il 54Metri ha altri due scafi in programma tra 2026 e 2027. Benetti lavora con la stessa logica sulla famiglia B.Now, in acciaio dai 50 ai 72 metri, e a Monaco ha portato Dagger, B.Now 67M ibrido con esterni di RWD e interni di Reymond Langton Design e Sinot Yacht Architecture & Design, insieme a Perseverance, B.Now 50M full custom. Per il cliente significa poter salire a bordo dello yacht già realizzato prima di firmare il proprio.
Le nuove ammiraglie seguono la direzione della domanda. Il mercato chiede barche più grandi e i cantieri italiani, già leader per numero di superyacht costruiti, salgono di taglia per rispondere, rafforzando la loro presenza tra i 50 e i 70 metri. Sopra i 90 metri, Olanda e Germania mantengono la loro nicchia, come confermano Leviathan e Nixie.
Designer Gallery e strumenti per il concept

Tra le novità del layout, la Designer Gallery ha preso il posto del precedente Yacht Design & Innovation Hub, con un percorso espositivo continuo tra banchina e scogliera che ha riunito 14 studi di design e architettura navale, tra cui Espen Øino International, Frers Design, Philippe Briand, Pininfarina e VPLP Design. «Ogni progetto di superyacht nasce da una conversazione creativa», spiega Moore. Al centro dell’area, la MYS Immersive Experience by VBH permetteva di entrare in stanze virtuali 3D a LED e percorrere interni e layout di scafo prima dell’inizio della costruzione. Per chi segue un progetto dall’inizio, è uno strumento che accorcia molti passaggi tra armatore e studio.
Sostenibilità e Blue Wake Awards

Sulla sostenibilità, Moore insiste su un punto: i risultati devono essere misurabili e verificati in modo indipendente. È la logica dei Blue Wake™ Awards, sviluppati dal Monaco Yacht Show con la Water Revolution Foundation e giunti alla seconda edizione, che quest’anno si sono estesi dalle nuove costruzioni a brokerage, gestione flotte e refit. Delle 71 candidature, 60 hanno superato la valutazione tecnica della Fondazione, basata su analisi del ciclo di vita e, dove applicabili, benchmark YETI.
Sei i premiati. TYKUN per i tender in alluminio sottoposti ad analisi del ciclo di vita; Bespoke Projects per l’uso di acrilico riciclato e teak di recupero negli interni; Termodinamica per una tecnologia a pompa di calore che riduce gli impatti ambientali fino al 66%; Amico & Co per solare, alimentazione da banchina e recupero dei rifiuti nel cantiere di Genova; Marina Ibiza per il ripristino dei fondali con 86.000 piante di Posidonia e una sopravvivenza oltre il 90%; Simena, ketch ibrido di 62 metri di Ares Yachts, per un miglioramento di efficienza dell’11% rispetto alla media della flotta grazie a propulsione elettrica e rigenerazione a vela.
L’elenco conferma una direzione: oltre alla propulsione, contano climatizzazione, impianti di bordo, materiali e attività dei cantieri. In banchina se ne vedevano esempi concreti. Il Grande 44M monta un sistema Mild Hybrid sviluppato dal gruppo Azimut|Benetti con Asea Nautica e una carena Dual Mode con foil Hull Vane, mentre su Dagger motori principali, generatori e pacchi batteria lavorano in combinazioni variabili a seconda dello scenario d’uso.
Cosa conta oggi nel modo di comunicare

Il filo che tiene insieme tutto questo è il cambio di acquirente. Secondo l’organizzazione l’età media si è abbassata sensibilmente, con una presenza visibile di fondatori tech Millennial e Gen Z. Per Moore la conseguenza sulla comunicazione dei cantieri è diretta: «Contano i dati, la trasparenza tecnica e le prove, più della retorica di brand e degli aggettivi». Prima di impegnare capitali da molti milioni di euro, questi clienti chiedono consumi reali, costi operativi, impronta di carbonio e punteggi YETI. Chi lavora ogni giorno con armatori e broker lo riconosce: la scheda tecnica, oggi, apre più porte della brochure.
Monaco Yacht Show 2026 e il pubblico attorno al superyach

Resta un tema che nei bilanci dei saloni trova raramente spazio: il pubblico più ampio che ruota attorno al superyacht, fatto di appassionati, armatori di barche di ogni dimensione, equipaggi, artigiani e professionisti del mare. Alla domanda su quanto conti per il settore, Moore ha risposto senza esitazioni: «Conta moltissimo». Per lui è l’ecosistema essenziale che sostiene lo yachting nel suo insieme.
Il salone ha scelto di dargli spazio con un programma più ricco di talk, panel di approfondimento sul mercato, podcast e incontri introduttivi sulla proprietà di uno yacht, pensati per rendere comprensibili temi come i costi di costruzione, il quadro normativo e la gestione. È un lavoro che guarda lontano: un settore che vive di competenze tecniche e artigianali ha bisogno di persone che lo conoscano, lo scelgano e, in molti casi, decidano di lavorarci.
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